Politica

Puc, associazioni e comitati: “Comune sordo, delibera irresponsabile e conservatrice”

Genova. Il cammino del nuovo Puc si fa sempre più rovente. Comune contrapposto a Regione, mediazioni tentate e poi fallite all’interno della stessa maggioranza, e una delibera che martedì la giunta potrebbe portare in aula rossa con le risposte di Tursi alle osservazioni critiche della Regione sulla Vas. Fuori dal palazzo, le 53 associazioni, circoli, comitati, reti e forum che a dicembre hanno lanciato petizione e appello “La città che vogliamo. Stop alle nuove costruzioni”.

Rete IF e Forum Salviamo il Paesaggio chiedono da un parte “risposte puntuali e di merito alle osservazioni sollevate dai cittadini e depositate in Commissione Territorio”, dall’altra, una delibera emendata che accolga le prescrizioni della Regione. “Dando così un chiaro indirizzo a questo nuovo PUC: stop al consumo di territorio, per una città sicura, vivibile e capace di futuro”.

“Chiediamo al consiglio comunale di non votare una delibera sbagliata e pericolosa e di esercitare appieno il mandato democratico a rappresentare il bene comune e gli interessi dei cittadini”, si legge in una nota alla vigilia del possibile passaggio in Aula Rossa.

Le associazioni evidenziano diverse criticità nella delibera in votazione: “Il Comune dice di volere fermare la speculazione oltre la linea verde ma nel documento si prevede una ridefinizione delle zone a favore di quelle a presidio ambientale dette AR-PR, dove possono costruire tutti e con meno vincoli degli agricoltori. In un caso a noi noto degli 81 autorizzati, il Comune ha chiesto in cambio del permesso di costruire solo lo sfalcio una volta all’anno di 1000 metri di prato. Nulla sul ripristino delle terrazze e sul deflusso delle acque, ciò che veramente serve per evitare tragedie come quelle di questi giorni”.

Inoltre “nel Piano presentato si prevedono oltre la linea verde 336.700 mq teorici di nuove edificazioni. È questo che la Giunta intende per costruire sul costruito? – sottolineano le associazioni – Per di più, la presenza di un indice di edificabilità diffuso è la causa principale dell’immobilismo fondiario e delle enormi difficoltà ad accedere alla terra per attività produttive”

Altro punto contestato: le misure per il rischio idrogeologico. “Non vi è alcun cenno ad un piano di previsione di messa in sicurezza delle intere aree “rosse” – scrivono i cittadini – Piuttosto si pensa ad interventi idraulici che dureranno molti anni e avranno pochi benefici effettivi e che permetteranno nuove previsioni edificatorie. Come nell’area dei parchi ferroviari di Terralba, dove la Giunta prevede una serie di espansioni edilizie per un totale di quasi 2.000 nuovi abitanti e addetti e circa 70.000 mq di superficie agibile.

Infine una risposta alla giunta che per bocca del vicesindaco Bernini sostiene di non voler bloccare il territorio. “Al contrario le previsioni di nuove residenze e uffici, in un’area di 8,5 milioni di mq, rischiano di diventare un boomerang per l’amministrazione e il territorio. Non siamo più negli anni 50-70 in cui i fenomeni speculativi erano molto redditizi – concludono Rete If e Forum – Esempio ne sono le Torri Faro e l’area dell’ex Moltini in Val Bisagno”.

Dopo mesi di Commissioni e audizioni, le 53 associazioni premono su Tursi: quella che rischia di andare al voto è “una delibera che disattende in maniera palese le osservazioni prescrittive della Regione “, ed è una delibera “conservatrice che non segna una forte discontinuità col passato, come richiesto di illustri esperti di paesaggio e territorio da Salvatore Settis a Renzo Piano”.