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Cronaca

Precipitò dal balcone di un albergo, Mattia racconta le ultime ore di Martina Rossi: “Era tranquilla, non pensava al suicidio”

martina rossi

Genova. Si è presentato spontaneamente ai carabinieri di Urbino Mattia, il ragazzo che la sera del 3 agosto 2011 passò gran parte della serata in discoteca con Martina Rossi, la studentessa genovese misteriosamente precipitata dal balcone della stanza la 609 dell’Hotel Santa Ana di Cala Mayor a Palma di Majorca.

L’appello al giovane era stato fatto dal papà di Martina durante la trasmissione Chi l’ha visto nella puntata della scorsa settimana proprio dedicata alla morte della studentessa ventenne. “Mattia se esisti potresti darmi una grossa mano” aveva detto papà Bruno, che mai si è stancato di cercare la verità sulla morte della figlia, davanti alle telecamere. Secondo le prime informazioni il ragazzo, che lavora e studia a Urbino, avrebbe confermato ai carabinieri di aver passato con Martina buona parte della serata, che avevano chiacchierato a lungo perché avevano lo stesso interesse per il disegno e che Martina era tranquilla e serena, e non sembrava certo una ragazza che stava per suicidarsi.

Una testimonianza importante per la Procura di Genova che ha indagato due ragazzi di Castiglion Fibocchi (Alessandro A. e Luca V.) per tentata violenza sessuale, morte come conseguenza di altro reato, omicidio colposo e omissione di soccorso. Erano i due giovani nella cui stanza Martina si trovava quando è tornata dalla discoteca, e che avrebbero raccontato uno che Martina aveva cercato di aggredirlo e poi si sarebbe buttata di sotto, l’altro che dormiva e poi si sarebbe svegliato vedendo i piedi di Martina nel vuoto. Diversa la tesi dei genitori di Martina, difesi dall’avvocato Stefano Savi e del sostituto procuratore Biagio Mazzeo: in quella stanza è successo qualcosa, molto probabilmente un tentativo di violenza sessuale, per cui Martina ha tentato una fuga disperata, forse cercando di scavalcare verso il balcone accanto.

A supportare le tesi della Procura genovese c’è anche un’intercettazione telefonica, che risale al 7 febbraio 2012: “Dai non ci sono segni di violenza sessuale” dice Alessandro a Luca che è stato chiamato dal pubblico ministero genovese. Una sorta di rassicurazione, sembrerebbe, prima dell’interrogatorio. Ma i ragazzi davanti al pm hanno sempre escluso di aver cercato di usare violenza su Martina, dicendo anzi che era stata lei ad aggredire Alessandro. La Procura di Genova ha anche indagato due amici dei ragazzi, per false dichiarazioni al magistrato.

A giorni il pm Mazzeo molto probabilmente si recherà a Urbino a interrogare il giovane, per mettere un altro tassello a un’indagine difficile, che la magistratura spagnola nemmeno volle aprire, fatta di reticenze e falsità. Poi, concluse le indagini, rinvierà gli atti alla Procura di Arezzo, competente per territorio.