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Cronaca

Precipitò dal balcone di un albergo, ascoltato Mattia: “Martina stava bene. Mi disse che mi avrebbe cercato su facebook”

martina rossi

Genova. E’ stato ascoltato dalla polizia giudiziaria su incarico del sostituto procuratore Biagio Mazzeo Mattia, il giovane di Urbino che la notte del 3 agosto 2011 ha condiviso le ultime ore di vita di Martina Rossi, la studentessa genovese misteriosamente precipitata dal balcone della stanza la 609 dell’Hotel Santa Ana di Cala Mayor a Palma di Majorca.

Il giovane si era presentato spontaneamente ai carabinieri di Urbino dopo l’appello fatto dal papà di Martina, Bruno Rossi, durante la trasmissione Chi l’ha visto.

Mattia quella notte ha parlato con Martina per circa un paio d’ore, tra le 3 e le 5 meno qualcosa. Entrambi erano arrivati in discoteca con gli amici. Martina era lì con le sue due compagne di stanza e i quattro ragazzi toscani ma, nell’ambiente confuso e rumoroso del locale, i gruppi si erano poi mescolati e dispersi. Martina e Mattia si erano defilati per chiacchierare in santa pace, il ragazzo l’ha descritta come “tranquilla”, senza alcun problema apparente. Hanno parlato dei loro interessi comuni e hanno bevuto qualcosa, ma Martina non era ubriaca né sotto l’effetto di sostanze stupefacenti ha detto Mattia.

Si erano piaciuti Martina e Mattia, tanto da scambiarsi un bacio quella notte poco prima di salutarsi. Martina sarebbe tornata al residence e sarebbe morta poco dopo. Mattia invece era tornato in albergo a fare i bagagli ed era ripartito per Urbino. Quella per lui era l’ultima notte di vacanza. I due ragazzi non si erano scambiati i numeri di telefono, ma Martina gli aveva detto: “Rimaniamo in contatto, ti cerco su Facebook e ti chiedo l’amicizia”.

Una testimonianza importante per la Procura di Genova che ha indagato due ragazzi di Castiglion Fibocchi (Alessandro A. e Luca V.) per tentata violenza sessuale, morte come conseguenza di altro reato, omicidio colposo e omissione di soccorso perché conferma che Martina è in buono stato psicofisico poco prima di morire. Testimonianza che conferma che Martina Rossi non aveva nessuna psicosi né tantomeno intenzioni suicida. La morte di Martina, ne è convintissima la Procura genovese, è la tragica conseguenza di un tentativo di violenza sessuale avvenuto nella stanza dei due ragazzi. La studentessa genovese molto probabilmente ha provato a fuggire dai suoi aggressori tentando di scavalcare il terrazzino per rifugiarsi su quello adiacente, ed è caduta. E tutto ciò che è avvenuto dopo sarebbe solo un insieme di bugie e falsità per coprire quei fatti. Ma la polizia spagnola ha liquidato tutto con un’autopsia sommaria, dove eventuali segni di violenza precedenti la caduta non sono neppure mai stati cercati.

Mattia dovrebbe essere l’ultimo tassello dell’indagine della procura genovese che sta per inviare il fascicolo principale alla procura di Arezzo, competente per territorio. Qui resteranno indagati, per false dichiarazioni ai pubblico ministero i due amici aretini di Luca e Alessandro, che si sarebbero incontrati con i primi due, il giorno precedente all’interrogatorio e poi sarebbero stati molto reticenti. Per la Procura di Genova – nonostante ripetute richieste formali all’autorità giudiziaria spagnola, non è stato nemmeno possibile interrogare la cameriera del residence, che aveva dichiarato alla polizia spagnola che la ragazza si era buttata, con una testimonianza però molto lacunosa e piena di errori. Il giorno dopo è stata mandate in ferie, e poi è come scomparsa nel nulla.

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