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Lavorare a Londra o rimanere in Liguria. Tra burocrazia e fisco: imprese a confronto

Liguria. Emigrare all’estero, magari a Londra o rimanere in Liguria. Imprese, professionisti, giovani: anno 2014 e il dilemma è sempre questo.

Nel mezzo una scelta che può cambiare la vita, nel bene o nel male. E’ Confartigianato Liguria a mettere a confronto le diverse esperienze, affiancando, in un’intervista doppia, due imprenditori liguri rimasti nella propria terra e altri due “emigrati” a Londra. Si tratta di Sergio Panizza e Roberto Costa, ristoratori, e di Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, fotografi professionisti.

La prima coppia vede “contrapporsi” uno dei due fratelli che gestiscono il ristorante di famiglia “Il Genovese”, Sergio Panizza, e il titolare della catena di ristoranti “Maxelà”, presenti sia nel capoluogo ligure e in altre città d’Italia, sia a Londra. “Bastano poche settimane, otto, per aprire un ristorante nella capitale britannica”, racconta Costa, mentre occorrono 3-4 mesi a Genova solo per subentrare e, come sottolinea Panizza, “con un’esperienza nel settore alle spalle: partendo da zero è molto più difficile”. Soprattutto perché da considerare ci sono anche le difficoltà di accesso al credito. Sotto il Big Ben la tempistica è velocizzata da “burocrazia snella e poca documentazione”, come sottolinea Costa, a differenza delle scartoffie da gestire sotto la Lanterna: “Non solo al momento dell’apertura, ma anche nel corso dello svolgimento dell’attività”. Ma, nonostante tutto, Panizza si dice contento della propria scelta, così come Roberto Costa che, col sorriso, è convinto di aver preso la decisione giusta.

Situazione simile anche per Mauro Fioravanti e Simone Lezzi, due fotografi professionisti a confronto. Il primo crede ancora nelle possibilità offerte dal mercato italiano e nelle bellezze della nostra terra, soprattutto se a sfruttarle con la propria macchina fotografica è una persona con grandi qualità e “pelo sullo stomaco”. Ma nonostante questo, il lavoro è duro, con difficoltà dovute soprattutto alla persistenza di un forte nepotismo e a un fisco voracissimo: “si lavora per mille e si guadagna per dieci”. Se questi sono i principali problemi per il fotografo spezzino, anche Simone Lezzi incontra ostacoli tutti i giorni, ma “la pioggia viene prima di tutto”. Per lui la possibilità più grande offerta dal mercato londinese è stata quella di mostrare un curriculum, per far valere la propria professionalità entrando in contatto con un ambiente giovane e vivace, basato sulla meritocrazia, che, a quanto pare, è difficile da trovare nella sua Genova.