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Ilva, nuova centrale elettrica al posto di quella dismessa. Palombo: “Aree ed esuberi sono pacchetto unico, tutelare continuità di reddito”

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Genova. Due binari paralleli ma che per i sindacati devono per forza viaggiare insieme, quello degli esuberi dall’azienda per ora ventilati senza che siano stati forniti dati ufficiali e quello delle aree che l’Ilva per la prima volta dopo l’accordo del 2005 si è decisa a liberare. “Ci teniamo a essere informati – ribadisce Armando Palombo della Rsu Ilva – ma ci teniamo anche a ricordare che la questione esuberi e quella delle aree restano un pacchetto unico. L’accordo di programma è un testo approvato con delibere di consigli comunali e regionali e non può essere modificato se non con un nuovo accordo”.

I sindacati quindi accolgono tiepidamente quanto è trapelato dal vertice di ieri in Regione dove l’azienda ieri, davanti alla Regione appunto, al Comune di Genova, all’autorità portuale e a Confindustria ha messo sul tavolo che aree – circa 100 mila mq – non più utili all’acciaio e che potrebbero essere utilizzate da altre imprese.

Quattro lotti di cui due a ponente nella zona dell’aeroporto e due a Levante. Una è quella che corrisponde all’ex centrale elettrica dismessa dell’Ilva, e una un po’ più a nord.

E proprio la nuova centrale, che potrebbe essere realizzata da un consorzio formato principalmente da Ansaldo Energia e Iren se i Riva garantissero di diventarne i principali fruitori, potrebbe essere un nodo importante per lo sviluppo di quella banda stagnata che Ilva si dice pronta a rilanciare: “Vogliamo tornare a investire sulla banda stagnata perché è l’unico mercato che non sente la crisi – ha ripetuto ieri Enrico Martino, capo del Personale di Ilva – ma sappiamo anche che il costo dell’energia è molto elevato, per questo i nostri concorrenti principali sono Germania a Francia. E rientrare in un mercato che abbiamo abbandonato non è facile”.

“L’accordo del 2005 – chiarisce Palombo – prevedeva un raddoppio della produzione di banda stagnata da 350 mila a 700 mila tonnellate, poi nel 2008 quella cifra è stata ridimensionata a 350 mila. I Riva per ragioni inspiegabili sono usciti dal mercato e ora per rientrare devono investire perché se è vero che gli impianti ci sono, serve ora un importante investimento per la loro manutenzione, visto che in gran parte sono stati mollati lì per anni”. Sì perché nel 2013 L’Ilva di Genova di banda stagnata ne ha prodotto solo 28 mila tonnellate.

Secondo i sindacati gli investimenti necessari sono intorno ai 100 milioni di euro, tutto dipenderà dal piano industriare che dovrebbe arrivare a breve.

La nuova centrale elettrica, se davvero il progetto andasse in porto, potrebbe contribuire ad abbattere quei costi energetici che l’Ilva denuncia come una delle cause dell’abbandono del mercato delle “lattine”: “La nuova centrale elettrica di cui si è ipotizzato nell’incontro di ieri è sicuramente un’idea interessante se servirà a rilanciare il mercato della banda stagnata, ma non dimentichiamo che l’accordo di programma del 2005 prevedeva già una nuova centrale elettrica per lo stabilimento di Cornigliano che avrebbe dovuto essere realizzata dai Riva. Anche questo in forndo è un punto di inadempienza dell’accordo di programma”.