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Cronaca

Emergenza Scarpino, un milione di euro per le autobotti. Nuovo depuratore forse entro un anno

Genova. Una lunga e tecnica commissione comunale quella che si è svolta oggi a Tursi a cui hanno partecipato oltre al presidente di Amiu Marco Castagna, i consulenti dell’azienda municipale (i professori Renzo Rosso, Alfonso Bellini e Giulio Perasso, anche i dirigenti della Asl e di Arpal.

Un’emergenza che non sembra voler rientrare, anche a causa delle piogge eccezionali di questo strano inverno e che è, indubbiamente, frutto degli errori passati. “Una discarica costruita in una zona chiamata “Laghetti” forse qualche sospetto avrebbe dovuto crearlo fin da subito” h esordito il professor Rosso, genovese che però insegna al Politecnico di Milano.

“La discarica di Scarpino è nata come un cumulo di rifiuti buttati in una valle – gli ha fatto eco Bellini – e oggi è come una spugna inzuppata che a poco a poco rilascia l’acqua”. Uno degli interventi su cui Amiu sta puntando è l’intercettazione delle acque sotterranee, che arrivano da quei rii sepolti da oltre quarant’anni e le cui acque ora, per ragioni non chiare finiscono più di prima direttamente dentro il corpo dei rifiuti della vecchia discarica (quella nota come Scarpino 1).

Amiu ha finora effettuato 10 trivellazioni e in 8 aree l’acqua è stata trovata. Ora i carotaggi campione dovranno essere sostituti da altrettanti pozzi che possano tirare via più acqua possibile: “Si tratta di acque pulite – ha spiegato Bellini – stiamo chiedendo l’autorizzazione per scaricarle nel canale di gronda ma anche accarezzando l’idea di creare delle vasche con funzione antincendio”. Un doppio effetto positivo, quindi: da un lato si ridurrebbe di un bel tot la quantità di acqua che arriva nelle vasche del percolato, dall’altro si avrebbe dell’acqua a disposizione contro il rischio incendi in discarica.

Ma le trivellazioni da sole non bastano: “Non riusciremo mai a bloccare le infiltrazioni – hanno ammesso gli esperti . ma quantomeno speriamo di attenuarle”.

L’altro passaggio fondamentale è infatti quello del depuratore. Quello attuale di Cornigliano riesce a trattare efficacemente circa 1800 metri cubi al giorno di percolato, ma ne serve uno che ne tratti almeno 5 mila. Una delle ipotesi è quella di realizzarlo a Scarpino. “Ci hanno detto che è antieconomico” ha spiegato Bellini, ma “finora abbiamo speso un milione di euro per i serbatoi mobili”, vale a dire per le autobotti che giorno dopo giorno cercano di tamponare il danno estraendo acqua delle vasche di percolato, “spendendone 2 milioni risolveremmo il problema”.

Non è ancora chiaro se il depuratore sarà realizzato a Scarpino o nelle aree ex Ilva. Proprio ieri il consiglio comunale ha deliberato l’acquisizione delle aree per il nuovo depuratore che dovrà essere realizzato da Mediterranea delle Acque, ma “la cui capacità dovrà essere incrementata per trattare le quantità di percolato che abbiamo avuto in questi mesi” ha spiegato l’assessore all’ambiente Valeria Garotta.
Ma se per il nuovo depuratore si era parlato di qualche anni, oggi Bellini ha detto che bastano 5-6 mesi. “Se la giunta e il consiglio sono d’accordo a fare le cose, un anno dovrebbe essere più che sufficiente” spiega il capogruppo della Lista Doria Enrico Pignone.
E per una volta maggioranza e opposizione sembrano d’accordo: bisogna fare presto, prendere una decisione e trovare i fondi e i finanziamenti.

E l’ex consigliere provinciale dei Verdi Angelo Spanò, intervenuto in qualità di esperto aggiunge: “Si possono chiedere i finanziamenti del decreto Destinazione Italia recentemente approvato. Un decreto che consente alle aziende inquinanti di avere aiuti per le bonifiche, mi pare che la situazione di emergenza in cui ci troviamo consenta di attingere a quei fondi”.