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Economia

Cornigliano, Ilva libera nuove aree: pronti 100mila mq per insediamenti industriali e una centrale elettrica

ilva

Genova. Nuovo incontro per l’Ilva di Cornigliano, aspettando di capire di quale entità saranno le ricadute occupazionali, stante la crisi del mercato dell’acciaio e la forte difficoltà dell’azienda. I numeri ancora non si conoscono, ma la partita sulle aree che i Riva potrebbero liberare diventa giocoforza vitale per tentare di riassorbire gli esuberi ventilati.

Dal tavolo tecnico di oggi tra enti locali, azienda, Confindustria e autorità portuale escono solo indiscrezioni sulla “qualità” degli spazi che l’Ilva potrebbe mettere a disposizione per nuovi insediamenti produttivi. Si parla di circa 100mila mq non contigui, in parte con affaccio diretto sul mare, su un totale di circa 1 milione di mq. Gli spazi sarebbero divisi in quattro lotti, due adiacenti al Polcevera e due in zona aeroporto.

Sembra quindi essere stata accolta la richiesta di Confindustria Genova. “Ilva – ha spiegato poche ore fa il presidente Zampini – sa che se libera aree inutilizzabili, ad esempio troppo interne, non saranno appetibili. Ma l’azienda conosce le esigenze delle imprese per cui ci aspettiamo che indichi aree accessibili. Ogni discorso partirà da lì”.

“Si potrebbero – ha detto il Sindaco di Genova Marco Doria – mettere a disposizione aree per altre attività produttive. Sarebbero in parte legate alla nuova stazione ferroviaria di Cornigliano e poi all’ipotesi su cui si lavora: un impianto di produzione di energia elettrica”. Una scelta che permetterebbe ad Ilva e non solo di ottenere energia e calore a costi più contenuti. Sul progetto c’è il potenziale interesse di Iren e Ansaldo Energia. Al momento si ipotizza un impianto di cogenerazione che produca gas (come l’attuale centeale della Fiumara) e biometano, proprio perché nelle aree adiacenti è deve essere realizzato il nuovo impianto di depurazione da parte di Mediterranea delle acque. Non solo, nella partita potrebbe entrare anche Amiu che potrebbe realizzare lì l’impianto di compostaggio. Tutta l’energia convogliata potrebbe essere utilizzata da Ilva (che in questo modo abbatterebbe i costi energetici) ma anche da altri, a cominciare dallo stesso porto di Genova in vista dell’elettrificazione delle banchine. La nuova centrale, che nascerebbe grazie a un consorzio formato in prima battuta da Ansaldo energia Iren e Amiu, potrebbe essere un modello di produzione energetica virtuosa da esportare all’estero. “Un progetto che sta prendendo forma da qualche tempo e sui cui stanno lavorando i tecnici- spiega il vicesindaco Stefano Bernini – e che nasce grazie all’esperienza di Smart Cities – che consente alle imprese di parlarsi e mettersi in rete per proporre soluzioni innovative”.

C’è attesa per la reazione dei sindacati, che all’incontro di oggi non erano presenti: “L’azienda – spiega Armando Palombo, Fiom Cgil – deve dire quali sono le aree liberabili. Noi abbiamo detto che ci teniamo a essere informati, ma non parteciperemo perché per noi le priorità sono la continuità di reddito e le garanzie occupazionali”.

La prospettiva per Genova potrebbe essere lo sviluppo della produzione di banda stagnata. Un mercato comunque non facile, con l’Ilva che dovrebbe vincere la competizione di Francia e Germania. Il nodo è anche sul costo dell’energia, che in quei Paesi costa meno. Anche qui, almeno per il momento, dall’azienda non arrivano numeri certi, ma la costruzione di una nuova centrale elettrica potrebbe smuovere la situazione. “Hanno detto – conclude Palombo – che la banda stagnata è ancora strategica per il gruppo, però bisogna decidere quanto investire. Non ci hanno ancora spiegato quanto e come. Un conto è mettere sul piatto 2 milioni di euro, un conto è metterne, come auspichiamo noi, 100 milioni”.