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Al teatro di Levante di Sori un uomo in frac con Andrea Benfante

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Sori. L’associazione La Chascona ospita al Teatro del Levante di Sori, sabato 22 febbraio 2014 ore 21, uno spettacolo di Lunaria Teatro, Giuseppe Marzari, un uomo in frac con Andrea Benfante, regia di Daniela Ardini.

Lo spettacolo, inserito nella rassegna Lunaria a Levante – una rassegna leggera ( ma non troppo) organizzata appunto da Lunaria Teatro, rende omaggio al noto attore teatrale dialettale genovese, comico, umorista e macchiettista.

Marzari è stato l’inventore di una delle più popolari maschere genovesi: O scio Rattella, antenato del Gabibbo ed impersonato dal comico numerosissime volte per le frequenze regionali di radio RAI nel programma “Il Bazar del mugugno” contenuto all’interno della rubrica “A lanterna”, dalle quali proclamava il suo celebre motto: “Pe’ fa e cose drite, ghe veu ‘na bella lite”.
Conosciuto con il semplice nome di Marzari (nome che diventò presto un’icona e il nome della ditta di cui sarebbe stato capocomico), è stato protagonista dei palcoscenici teatrali locali fino agli anni sessanta con una propria compagnia che portava sulla scena molti dei titoli che costituiscono il repertorio teatrale in lingua genovese.
Eppure di scritto, non ci è rimasto quasi nulla di lui.
Solo recentemente Cesare Viazzi gli ha dedicato la biografia Marzari, un uomo in frac (De Ferrari Editore, 2010) alla quale lo spettacolo in parte si è ispirato.
Ma il ricordo di quel raffinato fine dicitore genovese è rimasto fresco ed indelebile nella memoria dei suoi concittadini. Il merito sta tutto in quella inconfondibile voce, sarcastica e divertita, che interpretava canzoncine divertenti, avvinazzati lavoratori e altri mille personaggi buffi.
Un’infinita girandola di siparietti e situazioni che hanno accompagnato i genovesi fino ai giorni nostri, sbattendo loro sulla faccia difetti e ridicolezze senza lasciar alcun segno tangibile se non quello di un sorriso.

L’opera si compone come la messa in scena di una trasmissione radiofonica e lo spettatore assiste alle trasformazioni dell’attore, che, nell’arco di un’ora e un quarto, impersona, ora Giuseppe Marzari stesso dai microfoni di un’ipotetica radio, ora i diversi personaggi che popolano il mondo creativo del grande attore e autore genovese, intenti a vivere le proprie storie e le proprie comiche disavventure.
I giochi di parole si susseguono in un incalzare di piccoli racconti ironici, con la lingua genovese che si erge a principessa della risata, senza mai sfociare nella volgarità, o nel luogo comune.

Lo spettacolo fa letteralmente rivivere, in scena, i personaggi radiofonici di Giuseppe Marzari, che nei suoi sketch prendeva di mira il carattere dei genovesi e i classici battibecchi tra marito e moglie e i rumori, tipici delle “tirate marzariane”, sono ripresi in diretta dal protagonista sul palcoscenico.

Un tenero ricordo alla radio del bel tempo che fu e ad uno dei più grandi interpreti della genovesità, ad uno degli ultimi grandi umoristi del secolo scorso, ad un uomo che ha dedicato la propria vita a quel dialetto e a quella città che lo aveva cresciuto artisticamente e che lui non volle mai tradire.

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