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Cognome materno, la Liguria sale in cattedra: il caso genovese potrebbe “fare scuola”

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Liguria. Proprio dalla Liguria si aprono nuove prospettive sul cognome materno. Nei giorni in cui la Corte europea dei diritti umani tira le orecchie a un’Italia “retrograda” per ciò che concerne la questione dell’attribuzione del cognome materno ai figli, la Liguria sale infatti in cattedra con una decisione della Corte d’Appello di Genova – III Sezione Civile.

E’ quella che, partendo dal caso di una coppia mista – genovese lui e di origine brasiliana lei – che vorrebbe attribuire al proprio figlioletto anche il cognome della donna, solleva un dubbio di costituzionalità della norma implicita nell’ordinamento italiano secondo cui la prole riceve automaticamente la sola “identificazione” paterna. In pratica, come sostenuto dall’avvocato Susanna Schivo che assiste i due genitori, si tratterebbe di una norma non più al passo con i tempi, in contrasto con alcuni articoli della nostra Costituzione e in palese violazione con norme comunitarie che il nostro Paese si è impegnato ad assorbire.

La giurisprudenza genovese ha ritenuto infatti che questa disciplina si trovi “in palese contrasto con l’art. 2 Cost., come violazione del diritto all’identità personale; con l’art. 3 Cost., come violazione del fondamentale diritto di uguaglianza e pari dignità sociale dei genitori nei confronti dei figli; con l’art. 29 comma 2, come violazione del diritto di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, che non si pone in contrasto con l’esigenza di tutela dell’unità familiare, non potendosi ragionevolmente giustificare con quest’ultima l’obbligatoria prevalenza del cognome paterno, e con l’art. 117 c. 1 (così come interpretato con le sentenze nn. 348 e 349 del 2007 della Corte Costituzionale) della Costituzione, costituendo le norme di natura convenzionale già citate parametri del giudizio di costituzionalità delle norme interne”.

Si profila quindi una fondamentale opportunità per le madri di poter trasmettere ai figli il proprio cognome all’atto della nascita e una inedita occasione per i figli di poter essere identificati da entrambi i rami genitoriali. L’Italia, nel caso di pronuncia di illegittimità costituzionale, potrà definitivamente superare una disciplina che pare ormai ormai dissonante con il comune sentire e che rappresenta oggi un caso quasi isolato nel panorama degli ordinamenti contemporanei.

“La decisione della Corte costituzionale potrebbe pertanto cambiare le sorti non solo del minore italo-brasiliano, oggi tra l’altro paradossalmente identificato diversamente nei due Paesi di cui è cittadino (con il solo cognome paterno in Italia e con il cognome sia paterno che materno in Brasile), ma di tutti i figli legittimi e dei loro genitori – è il commento dell’avvocato Susanna Schivo, che svolge la sua attività professionale tra Genova e Alassio – Ho atteso insieme ai miei assistiti con fiducia la decisione della giurisprudenza genovese, che molte altre volte si è distinta per prese di posizione innovative su questioni di portata nazionale, ed oggi con soddisfazione ne apprezzo i contenuti, che aprono la strada ad una fondamentale opportunità di superamento di una disciplina che non può che considerarsi oggi retaggio di una concezione patriarcale della famiglia non più al passo con i tempi e non più coerente con il valore costituzionale dell’uguaglianza tra uomo e donna”.

La decisione genovese arriva nei giorni della recentissima sentenza della Corte di Strasburgo che condanna l’Italia per aver violato i diritti di una coppia negandole la possibilità di attribuire alla figlia il solo cognome materno e che invita il nostro Paese a mettersi al passo con i tempi.