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Economia

Tares, “mazzata” per i commercianti: aumenti tra 70 e 90%, Tursi incontra le associazioni di categoria

tares protesta

Genova. Tia, tarsu, tares, poi dal primo gennaio la tari. A pagare sempre chi, in possesso di locale, produce rifiuti, secondo la quantità. I commercianti però, con tanto di conguaglio 2013 alla mano, sono già ora sul piede di guerra: secondo le stime nel passaggio da tia a tares l’imposta è raddoppiata, “una mazzata insostenibile”, come annunciato nell’ultima manifestazione davanti al portone di Tursi la settimana scorsa.

“Hanno messo in risalto quello che temevamo – ha detto oggi in aula Rossa, Gian Pastorino, capogruppo Sel – ci sono categorie economiche che vanno a triplicare la tassa. Ci sono poi disparità tra quartiere e quartiere, suggerisco un tavolo di concertazione con le associazioni di categoria per non creare disparità che porterebbero a chiusure e a un conseguente impoverimento della città”.

“Non sempre è necessario aumentare le tariffe – ha ammonito il consigliere Gioia, Udc – basterebbe non perdere certe leve. Ad esempio abbiamo perso in un anno 20 milioni di introiti, 13 milioni per l’ex Nira, 7 milioni per il non sgombero di via Bertani”.

La tariffa è commisurata alla quantità media di rifiuti prodotta per unità di superficie. suddivisa per 30 categorie tra attività commerciali e domestiche. Le categorie d’utenza, 30, sono stabilite da decreto presidenziale secondo la tipologia dell’attività e la quantità media di rifiuti prodotti. Per ognuna sono previsti coefficienti, attraverso cui si stabiliscono un minimo e un massimo per la tariffa.

“Negli anni scorsi il regime transitorio della Tia consentiva al Comune dei correttivi nei coefficienti per diminuire l’impatto e venire incontro alle categorie – ha spiegato l’assessore Franco Miceli – ma nel 2013 non è più possibile, questo ha determinato gli aumenti, il Comune non può utilizzare coefficienti diversi se non quelli prestabiliti. L’unica cosa che può fare è applicare i coefficienti minimi per le categorie non domestiche (6), passati dal 70 al 85 per categorie quali bar mense e ristoranti e al 90 per cento per fiorai e pescherie, per citarne qualcuno”.

“Se anche fossero entrati quei 20 milioni – ha risposto poi al consigliere Gioia – non avremmo potuto usarli per abbassare la tares, perché le tariffe sono imposte”.

Miceli ha poi confermato l’incontro con le associazioni di categoria previsto domani “per raccogliere le loro situazioni e cercare di capire cosa fare per rateizzare quanto dovuto”.