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Cronaca

Serial killer evaso, Dipartimento Salute Mentale sul caso Gagliano: “La competenza sui permessi è del magistrato di sorveglianza”

mentone gagliano gendarmeria

Savona. Non sono terminate le discussioni sul caso di Bartolomeo Gagliano, il serial killer evaso durante il permesso premio e poi arrestato dopo alcuni giorni a Mentone. Secondo quanto riferito dai familiari del pregiudicato, Gagliano avrebbe cambiato bruscamente comportamento al diniego di un ulteriore permesso per Natale, avendo appreso proprio dalla struttura sanitaria della Asl2 l’imminente “no” alla nuova licenza. Dopo alcuni giorni di silenzio, lasciati trascorrere senza alimentare le polemiche, oggi interviene il direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze di Savona.

“Abbiamo osservato il silenzio nei giorni di tensione mediatica per non rischiare di essere interpretati in termini di scontro soprattutto verso i familiari che sostenevano il loro punto di vista e la loro legittima preoccupazione” premette il dottor Carlo Vittorio Valenti.

“Pensiamo tuttavia – prosegue – che chiunque sappia che le decisioni sui permessi di persone detenute sono di competenza del magistrato di sorveglianza e non degli operatori dei Centri di Salute Mentale. Per il resto i nostri servizi territoriali sono aperti in tutti i normali giorni di lavoro e sono dotati di reperibilità e presenza medico psichiatrica per garantire a tutti continuità di cura e di intervento”.

“Più in generale già nel luglio di quest’anno avevamo espresso alla magistratura il nostro punto di vista che, peraltro, non riguarda solo il signor Gagliano. Noi siamo disponibili a rivalutare la situazione clinica di persone inviateci dal magistrato, tuttavia riteniamo che i disturbi antisociali di personalità (ovvero gli psicopatici di una volta, coloro che fanno soffrire la società) non siano trattabili da un punto di vista psichiatrico e non rispondano ad alcuna terapia farmacologica o psicologica” è il commento del dottor Carlo Vittorio Valenti.

“Siamo inoltre molto preoccupati che ci possano essere affidate funzioni di controllo sulle modalità di comportamento di persone come quelle che abbiamo descritto, perché nessun provvedimento sanitario può svolgere azioni di prevenzione efficace e soprattutto perché i nostri operatori rischiano di pagare, come già successo anche nella nostra regione con la morte di una collega psichiatra, un prezzo altissimo in termini di sicurezza” conclude il responsabile del DSMeD dell’Asl 2 Savonese