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Referendum per abolire la Legge Merlin, Melgrati: “Le prostitute paghino le tasse”

Liguria. Una proposta di referendum parte dalla vicina Lombardia per cancellare la legge Merlin, che nel 1958 ha messo fuori legge le case chiuse, e legalizzare così il fenomeno della prostituzione.

Un’idea che potrebbe fare il pieno di consensi anche in Liguria, dove il consigliere regionale Marco Melgrati, nel corso di uno dei primi consigli “genovesi” cui ha partecipato, aveva già avanzato una simile ipotesi.

“Sì, avevo già portato questo argomento in uno dei ‘miei’ primi consigli regionali – conferma Melgrati – Credo sia vergognoso nascondersi dietro un dito con questa legge ormai superata, anche perché c’è tutto un mondo che gira intorno al fenomeno della prostituzione e che deve essere spazzato via. L’unico modo è legalizzare la prostituzione come accade negli altri Paesi europei. Anzi, mi stupisco che la Commissione europea non abbia aperto una procedura di infrazione comunitaria contro l’Italia per non avere ancora agito in questo senso”.

Fare finta di nulla, secondo il consigliere regionale, è da ipocriti. “Basta aprire internet e navigare sui siti in cui si offrono prestazioni sessuali a pagamento per rendersi conto della vastità del fenomeno, per cui non vedo perché un indotto che dà circa 10 miliardi all’anno di giro d’affari non si possa tassare di modo che vada a contribuire all’economia del Paese, dal momento che varrebbe come una piccola, ma nemmeno tanto, manovra economica”.

“Sia sui quotidiani sia sui siti vi è una miriade di annunci di professioniste che offrono prestazioni sessuali a pagamento – continua Melgrati – Poi si ha l’ipocrisia ogni tanto di fare blitz da parte delle forze dell’ordine in una di queste case per arrestare chi sfrutta la prostituzione ma si tratta solo di una farsa che non risolve nulla. Il fenomeno è talmente diffuso che deve essere legalizzato”.

L’idea lombarda riguarda un’abolizione parziale della legge Merlin, un modo – per gli ideatori – di togliere le prostitute dalle strade e fare anche in modo che paghino le tasse. L’idea è quella di sfruttare l’articolo 75 della Costituzione che prevede la possibilità di indire un referendum popolare se si raccolgono 500 mila firme, oppure se viene richiesto da cinque consigli regionali. Chissà che anche la Liguria non prenda spunto per agire in questo senso.