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Cronaca

Laboratori del falso, pochi sarti e macchine di ultima generazione: scoperto distretto nel centro storico di Genova

Genova. Si trovano essenzialmente nel centro storico di Genova, nel cuore di via Pre’ e nel dedalo nascosto dei vicoli vicini. Sono i laboratori dove viene prodotta la merce “tarocca”, con lavorazioni artigianali quasi a richiesta. E’ qui, che la Guardia di Finanza di Genova ha scoperto, abilmente nascosto, un vero e proprio “distretto” di produzione di capi ed accessori di abbigliamento con marchi contraffatti.

Capi anonimi, poi modificati e trasformati con l’applicazione di accessori, etichette, bottoni, timbri tipici della contraffazione e con macchine da cucire di ultima generazione. Il lavoro di minutaggio spetta ai sarti, a cui è destinato il confezionamento finale della filiera del falso.

“Risalire la filiera del falso è uno dei nostri compiti – spiega il tenente Michele Nocera – dai produttori ai grossisti, fino al minutante”. Il confezionamento finale è appannaggio dei sarti, la figura, molto ricercata, in grado cioè di poter dare un buon prodotto finale e che sappia allo stesso tempo usare strumentazioni tecniche moderne, oltre alla abilità manuale. “Sono pochi e sempre più ricercati – conferma Nocera – Nel centro storico genovese se ne contano non più di 20. Con questi ultimi interventi stiamo riuscendo però a fare una mappatura, sono tutti nel centro storico, via Pre è il cuore, ma i vicoli attigui sono ugualmente scelti, anzi più la via è defilata più è difficile individuare il laboratorio”.

“La maggior parte dei soggetti coinvolti sono senegalesi anche se il fenomeno è ampio, ci sono anche italiani e altri componenti di nazionalità diversa”, sottolinea il generale Michele Dell’Agli, comando provinciale.

Varie le funzioni dell’intera filiera: dall’importazione dall’estero del prodotto, alla produzione fino alla distribuzione e al consumatore finale. “E’ importante che i cittadini evitino l’acquisto di queste merci – avverte il generale – i prodotti utilizzati possono creare danni alla salute, inoltre chi acquista è soggetto a sanzione amministrativa rilevante”.

Immediate tornano alla mente le immagini della zona Expo, un vero e proprio tappeto di merci contraffatte dal Galeone all’Acquario. “E’ un fenomeno presente a Genova come in molte città d ‘Italia – aggiunge Dell’Agli – ma è un’attività diffusa che noi cerchiamo di contrastare sia con azioni di carattere investigativo come queste mirate alla repressione dei livelli più alti della catena, sia con l’azione sulle strade con i finanzieri che cercano di dissuadere la vendita. Nell’ultimo periodo abbiamo registrato un significativo decremento nella zona più esposta”.

Dall’inizio dell’anno il comando provinciale della Guardia di Finanza di Genova ha sequestrato in
città 153.000 pezzi di merce contraffatta, eseguito 200 sequestri e denunciato 157 persone (quasi tutti immigrati senegalesi). Nell’ambito dei controlli al porto, invece, i “falsi” sequestrati sono stati 440.000 e 34 le persone denunciate. Negli ultimi due mesi, solo nel centro storico genovese i
finanzieri hanno smantellato cinque laboratori. Tre nell’ultima settimana: sequestrati 70.000 capi di abbigliamento e accessori, 15 macchine da cucire, oltre a due ricamatrici dotate di chiavette Usb con all’interno 91 cliche’s digitali riproducenti marchi di moda.