Cronaca

Tonnellate di amianto nell’ex centrale termoelettrica dell’Ilva, l’allarme dei sindacati: “Una polveriera”

Genova. Due giorni fa gli operai dell’Ilva sono scesi in piazza per protestare contro il blocco delle pensioni per i lavoratori esposti all’amianto, ma l’amianto è una realtà ancora più che presente dentro l’area dell’Ilva di Cornigliano, con una vera e propria bomba a orologeria costituita dalla ex centrale termoelettrica: “La centrale termica dell’Ilva di Genova è stata chiusa nel 2005 e dentro ci sono tonnellate di amianto censite – spiega Armando Palombo, delegato rsu Fiom – amianto compatto, friabile e pericoloso Per ora la situazione è sotto controllo, ma siamo preoccupati e chiediamo alle autorità di intervenire”.

Per la precisione il gigantesco edificio in mattoni, a pochi passi dalla portineria, ingloba 150 metri cubi di amianto friabile, che serviva di fatto a rivestire le tubature e 70 mq di matrice compatta stabile, tanto per intendersi un materiale simile a quello dei vecchi serbatoi di eternit che si trovavano nelle case dei genovesi. Molto di questo amianto riveste il tetto dell’edificio, una delle zone più esposte alle intemperie e al tempo che passa.

Con l’accordo di programma l’edificio è stato chiuso e tombato, ma la bonifica non è mai arrivata. “Nell’accordo di programma c’è scritto che devono costruire una centrale nuova, però stanno latitando sia l’azienda che gli enti locali”, dichiara ancora Palombo. Se nell’accordo di programma di una bonifica vera e propri non si parla “l’edificio deve quantomeno essere messo in sicurezza, ma questo è avvenuto solo in parte”.

Nel frattempo, nell’area dell’ex centrale non entra nessuno, tranne qualche operaio autorizzato, ma se ci fosse per esempio un crollo potrebbe essere molto pericoloso. “Ci sono 9 persone autorizzate ad entrare, con zona di decontaminazione, per interventi di piccola manutenzione. Il problema è che l’edificio è da 9 anni fermo – continua il sindacalista – non sappiamo se ci piova dentro e se il cemento armato si stia disarmando. Certo è che i vetri delle finestre sono in gran parte saltati, e se il tetto per esempio cedesse e dovesse esserci un crollo sarebbe un problema per tutta la città”.

Intanto tra i lavoratori dell’Ilva di Genova c’è anche una forte preoccupazione per il ritardo con cui il commissario sta presentando il piano industriale. “C’è un piano industriale nuovo che deve partire da Taranto e coinvolgere Genova e Novi Ligure e questo incarico spetta al commissario Bondi. Poi abbiamo un nostro piano industriale e un accordo di programma votati con delibere in consiglio comunale e consiglio regionale. A questo ci atteniamo noi perché quell’accordo prevede che non ci sia nessun licenziamento, ma un piano di continuità e garanzia di reddito per tutti”, dice Palombo.

A settembre 2014, scadranno i contratti di solidarietà (1.400 i lavoratori coinvolti), ultima tipologia di ammortizzatori sociali utilizzabili. “In quella data ultimiamo il 4° anno di contratti di solidarietà e senza un piano che preveda investimenti ci sarà un problema aperto per mille persone”.

E proprio sull’Ilva, lunedì prossimo, alle 15, si terrà un incontro nella sede di Confindustria a Genova.

Katia Bonchi
Jenny Sanguineti