Cronaca

Alluvione 2011, a gennaio di nuovo in aula: parenti delle vittime e commercianti di zona si costituiscono parte civile

Genova. E’ stata rinviata al prossimo 20 gennaio l’udienza preliminare, cominciata questa mattina, per l’alluvione del 4 novembre 2011 che vede accusati di omicidio colposo plurimo, disastro colposo, calunnia e falso l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore alla sicurezza Francesco Scidone e altre quattro persone.

Questa mattina davanti al gup Carla Pastorini c’è stata la costituzione di parte civile da parte del parenti delle sei vittime, di due persone che hanno subito lesioni in seguito agli eventi e di una quindicina di commercianti della zona di via Fereggiano e Piazza Martinez.

Le costituzioni verranno esaminate nel corso della prossima udienza, dove il gip valuterà anche la richiesta di citazione del Comune di Genova come responsabile civile. Presenti questa mattina in aula Francesco Scidone e i dirigenti comunali Gianfranco Delponte e Sandro Gambelli.

“Si preannuncia un lungo processo – spiega l’avvocato Emanuele Olcese, che difende i familiari di Serena Costa – dove noi chiederemo che vengano accertati i fatti e le responsabilità e si faccia luce su una brutta pagina di questa città”. Secondo le previsioni dei legali solo a marzo si entrerà nel vivo dell’udienza preliminare.

Il 25 ottobre scorso il pm Luca Scorza Azzarà e il procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico avevano chiesto il rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli e Roberto Gabutti, referente delle organizzazioni di protezione civile.

I due procedimenti relativi all’inchiesta sull’alluvione, separati in un primo momento, erano stati riunificati: agli esponenti politici e ai tre funzionari comunali sono stati contestati i reati di falso e omicidio colposo, mentre a Gabutti, ritenuto in posizione più marginale dagli inquirenti, solo falso e calunnia.

A questi si deve poi aggiungere la calunnia in riferimento al volontario di protezione civile, Andrea Mangini, indicato come presente al momento dell’esondazione del Rio Fereggiano, posizione rivelata poi infondata.

Secondo l’accusa “Pur nella consapevolezza dell’elevata criticità della situazione idraulica complessiva del rio Fereggiano“, gli indagati “omettevano di disporre la chiusura delle scuole, quantomeno nelle zone a rischio esondazione” così come “qualsiasi iniziativa per disciplinare o vietare il transito e il parcheggio dei veicoli e delle persone nelle aree soggette a esondazione”, provvedimenti che avrebbero evitato gli eventi luttuosi.