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Cronaca

A Tursi cuochi, vassoi e “mazzi di Tares”. La protesta: “Questo piatto non lo serviamo”

Genova. Una “mazzata insostenibile”: il conguaglio del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi non lascia scampo ai commercianti genovesi che, oggi, si sono dati appuntamento sotto palazzo Tursi per recapitare direttamente al sindaco un unico messaggio: “Noi la Tares non la serviamo”.

Per scandirlo a chiare lettere ogni categoria si è presentata vestita con la propria uniforme. Così, in via Garibaldi, sono sfilati cappelli da cuoco, vassoi, fiori: è la protesta simbolica, ma allo stesso tempo pratica, contro una tassa che conti alla mano, con il passaggio dalla Tia, è praticamente raddoppiata. Le stime delle associazioni di categoria parlano di un aumento medio nell’ordine dell’80%.

“Il conguaglio 2013 è stata una mazzata insostenibile – conferma Alessandro Cavo, presidente Fepag Ascom – non solo per bar, ristoranti e locali da ballo, ma anche, faccio un esempio, per i fioristi, così come per molti altri. Siamo qua con i più colpiti per riconsegnare la Tares”. Ognuno con la propria divisa di ordinanza, mentre tra le mani girano anche mazzi di fiori fasciati con la Tares.

“Semplicemente non intendiamo servire questo piatto – conclude Cavo – la riporteremo al sindaco”, in attesa dell’appuntamento fissato con la giunta per il prossimo 4 dicembre. E in quella sede “chiederemo la sospensione immediata, poi vedremo”.

Solo ieri, in risposta ai rincari di materie prime, utenze, caro-affitti, e il “colpo di grazia” della Tares, le associazioni di categoria dei pubblici esercizi avevano comunicato la variazione dei prezzi di listino per cui dal primo dicembre la colazione, e non solo, dei genovesi sarà decisamente più “salata”.