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Cronaca

Il Puc e la Genova del futuro, Bernini: “Criteri restrittivi per costruire oltre la linea verde”

panorama genova

Genova. La Genova del futuro? “Una città dove si vive meglio”, quindi trasporti efficienti ed efficaci, che non costino molto ma consentano di trasferirsi da parte alla altra, policentrica in grado cioè di offrire in ogni suo centro “occasioni culturali e di servizio”, opportunità di lavoro tramite le aree produttive e agricole riformulate e, per andare in contro al turismo, “una città che si sappia valorizzare”.

“Magari anche dove si studia e si lavora insieme – ha aggiunto oggi il vicesindaco Stefano Bernini – noi continuiamo a vedere Erzelli come un posto dove trasferire Ingegneria”.

Sono queste le linee che guidano la giunta Doria nella stesura del nuovo Puc, che vede oggi la chiusura del percorso di ascolto della cittadinanza e delle sue osservazioni.

“Siamo sul rettilineo finale – ha spiegato Bernini – Gli uffici avevano già lavorato sulle osservazioni, ma prima di arrivare a una delibera della giunta che vada poi in consiglio, abbiamo scelto di fare un percorso di ascolto che ci ha offerto nuovi stimoli”. Il lavoro fatto con i Municipi e le osservazioni di associazioni e cittadini diventeranno la strada entro cui gli uffici faranno le controdeduzioni, poi il Puc arriverà in consiglio, sarà valutato e votato e diventerà il nuovo piano urbanistico comunale dopo 90 giorni dalla sua pubblicazione.

Diversi i temi: dalla (contestata) linea verde, alle aree produttive e commerciali, fino al rapporto tra città e porto.

“Oltre la linea verde non si costruisce se non con criteri molto restrittivi differenziati per aree agricole che verranno ulteriormente approfondite – ha sottolineato Bernini – potranno realizzare manufatti coloro che hanno un’attività agricola, poi ci sarà una fascia cuscinetto, dove si può pensare a un insediamento abitativo soft per decongestionare il resto del territorio urbano, ma con criteri molto restrittivi dal punto di vista quantitativo. Inseriamo al contrario criteri qualitativi, che impongano un atteggiamento virtuoso per la salvaguardia del paesaggio”.

Un percorso partecipato, secondo Tursi, ritenuto invece più che altro come “pezza giustificativa per dire che i cambiamenti sono stati fatti in modo condiviso con la popolazione” per altri.

“Sono stati fatti, tra le altre cose, degli incontri pubblici in ogni Municipio – l’opinione di Enrico Testino, uno dei promotori di ‘Voglio la Gavoglio’ (leggi l’intervento completo nello spazio lettere) – Se parliamo di numeri e rappresentanza, testimoni oculari dicono che più o meno ogni incontro abbia totalizzato 40 persone circa. Questo è un dato concreto del coinvolgimento e dell’approvazione che suscita l’amministrazione comunale. I diversi gruppi di cittadini hanno smosso ben più di 40 persone a Municipio. Al Lagaccio, ad esempio, abbiamo una rete, “Voglio la Gavoglio”, che chiede il ritorno per il pezzo di PUC sulla Gavoglio al PUC del 2001. Abbiamo presentato 450 osservazioni e molto altro. Il Comitato contro il parcheggio, altro esempio, di Bosco Pelato, da Piazza Solari, ha raccolto 2000 firme nei 500 metri circostanti la zona. Il Tavolo Agricoltura della rete Istruzioni per il Futuro ha portato con decine di realtà richieste precise sullo spazio dato nel PUC all’agricoltura e sulla “linea verde” da rispettare senza costruire. Chi vince con questi numeri? Chi è più grosso?”, conclude Testino.

La Regione Liguria intanto si appresta a varare una nuova proposta di legge urbanistica per semplificare la redazione dei Piani urbanistici comunali. Lo ha anticipato l’assessore alla Pianificazione territoriale e Urbanistica Gabriele Cascino intervenendo nel pomeriggio, a Palazzo Tursi.

“Bisogna ridurre i termini per l’approvazione dei Puc che durano dieci anni prima di essere sottoposti a revisione, ma la cosa strana è che in moltissimi casi per approvare un Puc di anni ne occorrono sei, sette, anche otto, c’è qualcosa che non funziona”. Cascino, ha poi illustrato le ipotesi di modifica della Legge Regionale per cui i nuovi Puc in futuro avranno una fase sola e non più una preliminare e una definitiva.

L’intento della nuova legge è quello di far valutare alla Regione Liguria solo le varianti che producono cambiamenti significativi e non quelle di dettaglio che non necessitano di un giudizio da parte dell’organo superiore.

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