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Gronda, un’opera da 3,2 miliardi di euro: la maggioranza resta spaccata

Genova. La Gronda autostradale di Ponente è il raddoppio dell’esistente A10 nel tratto di attraversamento del Comune di Genova dalla Val Polcevera fino all’abitato di

Vesima e fa parte del più ampio progetto di potenziamento del nodo stradale e autostradale genovese. Un’opera da oltre 3,2 miliardi di euro il cui tracciato si sviluppa per circa 33 chilometri, il 90% dei quali in galleria, per alleggerire quello che secondo Società Autostrade è “Uno dei tratti maggiormente
congestionati del nostro Paese, soggetto sia al traffico passeggeri sia al traffico merci a servizio del porto di Genova e dell’asse est-ovest”.

Scavare questa sorta di mega-tunnel porterà all’estrazione di 11 milioni di metri cubi di massi, amianto e terra. Otto anni i tempi dei lavori previsti, tra cui il potenziamento dell’A7 tra Genova Ovest e Bolzaneto e dell’A12 tra Genova Est e l’asse Nord–Sud rappresentato dall’A7 stessa, più la riconfigurazione del ‘Nodo di San Benigno’ di connessione tra la viabilità locale e il casello di Genova Ovest.

Quello della Gronda è un progetto partito addirittura negli anni ’80 e definito fondamentale da buona parte della maggioranza comunale, compreso il vicesindaco Stefano Bernini, ma non bisogna dimenticare che il sindaco Doria la definì “opera da anni’50” e che una parte della stessa maggioranza è contraria a questa infrastruttura, definita “dannosa e inutile”.

Tra le forze politiche contrarie che appoggiano la maggioranza c’è la Fds ed alcuni esponenti di Sel e della Lista Doria che sostiene il sindaco, per non parlare dell’opposizione, con in testa il Movimento 5 Stelle.

“La Via era abbastanza scontata perché non sono state analizzate le opzioni zero, o meglio poter sostituire questa opera di grande impatto e di grande costo con il rifacimento di San Benigno, che è il vero tappo per l’ingresso su Genova – dichiara Antonio Bruno (Fds), oggi al corteo contro il Terzo Valico – Vediamo se le prescrizioni saranno tali da poter in qualche modo ottemperare e la mia posizione rimane sempre di contrarietà. Ritengo infatti che i pochi soldi a disposizione dovrebbero essere utilizzati per risolvere il problema del tappo di San Benigno e poi pensare ai trasporti pubblici”.