Quantcast
Cronaca

G8 di Genova, pene ridotte per 4 “devastatori”: “Agirono sotto la suggestione della folla in tumulto”

Genova. Pene ridotte per 4 manifestanti condannati per devastazione e saccheggio per fatti di piazza relativi alle giornate del G8 del 2001.

La terza sezione della Corte di Appello di Genova, presieduta dal giudice Fenizia, ha infatti rivalutato l’attenuante richiesta dalla Corte di Cassazione, della “suggestione della folla in tumulto”. Si tratta di Carlo Arculeo (pena ridotta da 8 a 6), Antonino Valguarnera (da 8 a 6), Dario Ursino (da 7 a 6), Luca Finotti (da 10 anni a 8). A Carlo Cuccomarino non è stata invece ridotta la pena.

I manifestanti sono stati difesi dagli avvocati Luca Romeo, Laura Tartarini e Alessandro Gamberini. Il pg nelle conclusioni aveva chiesto di rivedere la pena per tutti, tranne che per Carlo Cuccomarino, considerando l’attenuante della suggestione applicabile solo per i manifestanti di giovane età. Nell’arringa il pg aveva anche ricordato come “in piazza in quelle giornate anche le forze dell’ordine avevano travalicato il limite della legalità” e come il reato di devastazione e saccheggio previsto dal Codice penale italiano sancisca pene molto dure, a differenza di quanto quelle per esempio decretate in Francia per i disordini delle banlieue.

La Corte di Cassazione, nella sentenza emessa nel luglio 2012, aveva decretato complessivamente 10 condanne, di cui 5 già passate in giudicato. Di queste cinque condanne, per due c’è stata la conferma integrale della sentenza di appello (6 anni e 6 mesi per Ines Morasca e 10 anni per Alberto Funaro). Per gli altri tre la Cassazione ha ridotto le condanne di circa 1 anno ritenendo che il reato di detenzione delle molotov fosse ricompreso in quello di porto. In secondo grado, comunque le pene erano state molto elevate: 12 anni e 3 mesi per Marina Cugnaschi, 13 anni e 3 mesi per Vincenzo Vecchi e 15 anni per Francesco Puglisi.

Gli imputati del processo, istruito a Genova dai pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani, erano inizialmente 25. Durante le udienze di primo grado gli avvocati difensori dei no global dimostrarono però che ben 15 di loro – quasi tutti appartenenti al corteo dei disobbedianti che venerdì 20 luglio sfilò dallo stadio Carlini a Via Tolemaide – avevano agito per legittima difesa dopo che il corteo senza ragione era stato caricato proprio in via Tolemaide, poco prima dell’incrocio con corso Torino. Per quattro funzionari tra carabinieri e polizia i giudici rinviarono anche gli atti in procura per falsa testimonianza. Fu dimostrato inoltre che molti dei carabinieri che caricarono il corteo delle “tute bianche” utilizzavano bastoni e spranghe di ferro camuffate al posto dei “tonfa” in dotazione.

A scontare la pena in carcere per quei fatti sono ad oggi Marina Cugnaschi, Franscesco Puglisi e Alberto Funaro, mentre Luca Finotti (che ha presenziato all’udienza di oggi, sta scontando un residuo di pena per altri fatti), mentre Vincenzo Vecchi è attualmente latitante. Per Carlo Cuccomarino, cui l’attenuante è stata respinta, i legali hanno annunciato un nuovo ricorso in Cassazione.

“L’accoglimento dell’attenuante della folla in tumulto – commenta l’avvocato Francesco Romeo, difensore di Ursino – rappresenta un precedente importante, che potrà essere utilizzato in molti altri processi di piazza”.

“Il difetto di motivazione della sentenza – aveva scritto la Cassazione nella sentenza del 13 luglio 2012 che rinviava gli atti alla Corte d’appello – è conseguenza del fatto che la Corte territoriale non si è fatta carico di rivalutare se, quali e quanto tra i ricorrenti al di là della partecipazione ai fatti di devastazione e saccheggio, preordinarono la manifestazione degli atti di violenza, non potendosi desumere dalla loro partecipazione ai delitti il ruolo di protagonisti delle condotte violente. La circostanza attenuante non spetta a colui che abbia provocato i disordini, che si sia predisposto per determinarli e che abbia programmato la sua partecipazione alla manifestazione di protesta in funzione appunto della commissione degli atti di violenza. La prova di questa attività di vera e propria promozione non può però trarsi soltanto dal fatto che i ricorrenti confluirono a Genova, in occasione del vertice G8, con l’intenzione di concorrere alle manifestazioni di protesta perché essa non rivela, ancora e di per sé, che costoro presero parte ad un gruppo costittuitosi al fine precipuo di spingere ad atteggiamenti violenti.

Più informazioni