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Economia

Crisi senza fine a Genova, bar e ristoranti alzano i prezzi e anche la colazione diventa “salata”: caffè a 1,20 euro

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Genova. La crisi continua a mordere e certo non risparmia i pubblici esercizi. Per questo Fiepet Confesercenti e Fepag Ascom, a seguito di un confronto con gli operatori, hanno ritenuto necessario un contenuto adeguamento dei listini, in linea con i valori Istat.

“Si tratta di una decisione sofferta, ma che non ci era più possibile rimandare perché, nonostante abbiano mantenuti gli stessi prezzi da cinque anni a questa parte, bar e ristoranti hanno visto aumentare costantemente tutti i loro costi”, denunciano Antonio Fasone e Alessandro Cavo, presidenti provinciali rispettivamente di Fiepet e Fepag. “D’altra parte – rivendicano gli esercenti –, mentre a Genova abbiamo resistito il più possibile con i vecchi listini, nella maggior parte delle altre città e regioni italiane i prezzi massimi erano già stati aumentati da tempo”.

Dal 2010 a oggi i pubblici esercizi hanno dovuto fare i conti con un aumento medio del 20% per quanto riguarda il prezzo della merce, e addirittura del 25% per le utenze di luce, acqua e gas. “E a tutto questo – spiegano Fasone e Cavo – vanno aggiunti i costi esorbitanti di qualsiasi intervento di assistenza, le pratiche burocratiche da adempiere presso il Comune, in primis quella per l’occupazione di suolo pubblico, che comportano un ulteriore sacrificio economico e di tempo; la marginalità sempre più ridotta sui buoni pasto dovuta all’aumento delle commissioni e, ancora, i costi indiretti del personale, con le difficoltà che molti gestori hanno nel corrispondere la tredicesima ai loro dipendenti, a causa del sempre più ridotto volume d’affari”.

Una spirale negativa per la quale, in molti casi, anche i prezzi degli affitti sono ormai fuori mercato. “La realtà del 2013 non è più paragonabile a quella di cinque o sei anni fa, gli affari infatti sono praticamente dimezzati, e quindi continuare a pagare lo stesso canone di un tempo è di per sé insostenibile – lamentano i baristi e i ristoratori –. Infine, anche l’aumento dei flussi turistici ha una qualche ricaduta solo su una parte esigua di attività concentrate per lo più tra Porto Antico e centro storico, mentre la stragrande maggioranza degli esercizi ne è esclusa”.

“Ma il colpo di grazia – concordano Fasone e Cavo – viene dall’imposta sui rifiuti che, con il passaggio da Tia a Tares, è praticamente raddoppiata”. Le due associazioni di categoria, infatti, stimano un aumento medio nel’ordine dell’80%.

Per fare un esempio, anche la colazione diventa più “salata”. Dal primo dicembre il caffé costerà 1,20 euro e il cappuccino a 1,60.