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Cronaca

Crisi Amt, Wwf Liguria: “I nodi vengono al pettine (e fanno male)”

sciopero amt aster amiu 21 novembre 2013

Genova. “C’era da aspettarselo. Il disastro provocato da mediocri politici e pessimi amministratori ha trasformato i dipendenti di Amt in rivoluzionari all’assalto del Palazzo d’Inverno. Sia chiaro, pur subendo come cittadini ed utenti i disagi delle loro proteste ed auspicando forme alternative di lotta, noi stiamo dalla parte dei lavoratori”.

Wwf Liguria all’attacco sugli ultimi sviluppi di Amt. “Il perché è evidente in tutte le cose che abbiamo detto in questi anni. Come per altri servizi pubblici, il trasporto pubblico è stato lentamente strangolato, dal blocco del fondo nazionale negli ultimi vent’anni e quindi dal suo taglio negli ultimi tre. I rimedi portati avanti dai nostri amministratori (aumenti delle tariffe, taglio del costo del lavoro, taglio del servizio) hanno rincorso il pareggio di bilancio senza la ben che minima strategia per il futuro. Anzi, questi interventi hanno aumentato i problemi stante che persino in questo momento di crisi economica il Tpl ha visto perdere utenza ed introiti invece da fungere da salvaguardia per le esigenze di mobilità dei cittadini. Ai nostri amministratori piacerebbe che il tpl proprio non esistesse dato che per ogni euro incassato dalle tariffe bisogna trovarne altri due: meno servizio, meno utenti, quindi meno soldi da trovare. Anche i lavoratori se ne sono infine accorti e quindi non sono più disponibili a sacrifici personali fine a se stessi, che contribuiscono a distruggere il servizio e quindi anche il loro posto di lavoro”.

“Esistono però altre soluzioni al taglio dei finanziamenti; basti vedere come hanno reagito le aziende che non sono al tracollo: gestione professionale delle aziende (altro che dismettere le manutenzioni e vendere le rimesse), potenziato il servizio, tariffe tenute basse (altro che penalizzare gli abbonamenti), disincentivata la mobilità individuale a motore (altro che gronda e strada a mare). Come andiamo proponendo da anni, serve una nuova politica di gestione della mobilità; questa è l’unica soluzione, oltre a chiedere più soldi a Roma per il TPL (invece che per il tunnel sotto il porto)”.

“I “francesi” sono scappati proprio perché il socio pubblico non voleva fare quelle cose che sono nella sua disponibilità (ad esempio i corridoi di qualità per aumentare la velocità commerciale), potendo così intervenire solo sul costo del lavoro (aumento della produttività). In definitiva – conclude – se interviene un soggetto privato e non cambiano gli amministratori pubblici non ci potrà essere un miglioramento e il rischio che si corre è che il servizio su gomma faccia la fine di quello su ferro (chiedere ai pendolari ferroviari cosa pensano del servizio pagato dalla Regione Liguria e prodotto da Trenitalia…). Al contrario, se gli amministratori pubblici fanno quello che devono, non c’è bisogno di alcun privato: se mancano le competenze a livello dirigenziale, casomai, si cambino i dirigenti e se servono soldi per gli investimenti, si facciano dare un prestito (ad esempio per la tranvia in Valbisagno) dalla Cassa Depositi e Prestiti. Chi ha creato questo disastro si tolga dai piedi: non permettiamo un’ulteriore rovina”.