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Traffico merci su rotaia tra crisi e “riorganizzazioni”. Cgil: “Rischiamo ennesimo dramma sociale”

Genova. Tagli a ponente, ma anche sul nodo di Genova. Il trasporto ferroviario in Liguria soffre e, purtroppo, non è una novità. Se però i tagli di cui spesso si parla colpiscono i pendolari della nostra Regione, anche il trasporto merci non naviga in buone acque. A denunciarlo Laura Andrei della Filt-Cgil.

“Il traffico merci, colpito dalla crisi industriale del Paese, vede – spiega – le poche imprese ferroviarie ancora presenti in Liguria scaricare sul lavoro gli effetti della concorrenza nel mercato ormai liberalizzato da anni. La divisione Cargo di Trenitalia, ad esempio, sta procedendo da un paio d’anni a una “riorganizzazione disorganizzata”, alla perenne rincorsa di risultati economici che non arrivano, con il rischio di trovarsi troppo debole, perché ormai priva delle risorse necessarie, nel momento della tanto auspicata ripresa. L’assenza di una seria politica dei trasporti, per non dire in generale di una politica industriale per il Paese, sta producendo il ripetersi di guerre fra poveri: tra Regioni confinanti per i criteri di riparto del fondo nazionale dei trasporti da destinare al trasporto pubblico locale (al quale manca un milione e mezzo che nessuno pare abbia intenzione di trovare), tra modalità di trasporto per evitare le crisi di questa o quella azienda, fra Province della stessa Regione per decidere dove devono essere destinati gli investimenti o dove devono essere collocati i tagli ai servizi, fra imprese concorrenti per la sopravvivenza nel mercato”.

Sotto accusa, però, anche la Regione: “La mancanza di una cabina di regia regionale, in attesa che il Ministero dei Trasporti decida cosa vuole fare da grande sul trasporto pubblico locale e su come dare sviluppo al trasporto merci su ferro secondo le indicazioni della Comunità Europea, sta lasciando deteriorare la situazione con la perdita di importanti professionalità. Nonostante la presenza di tre porti, i macchinisti liguri delle imprese del settore merci sono costretti a spostarsi in Lombardia e Veneto per trovare occupazione. Infatti, mentre a Genova qualcuno continua a domandarsi se il Terzo Valico sia un’opera strategica o meno, le merci nei container arrivano in Nord Italia direttamente dai porti del Nord Europa, quindi hanno bisogno di imprese ferroviarie che li trasportino dai confini agli interporti”.

“In attesa di capire quali saranno le scelte della Regione sull’integrazione ferro-gomma per sopperire alla carenza di finanziamenti pubblici attraverso una razionalizzazione del sistema, assistiamo alla riduzione del servizio pubblico offerto ai cittadini, per non parlare della totale assenza di servizi studiati per il turismo, sia nei collegamenti internazionali che in quelli interni (collegamenti veloci Genova Milano, Genova Roma). E così – conclude Andrei – ci troviamo a leggere increduli le dichiarazioni di intenti dei Presidenti di Liguria Lombardia e Piemonte per una macro regione dei trasporti, mentre la realtà ci parla di altro. La realtà di tutti i giorni ci vede impegnati a confrontarci con le ditte degli appalti ferroviari dove la carenza di coperture per gli ammortizzatori in deroga rischia di produrre a breve l’ennesima crisi sociale”.