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Sversamento nello Scrivia: Procura indaga direttore e responsabile prevenzione ambiente Iplom

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Genova. A quasi un mese dallo sversamento inquinante nello Scrivia, due persone risultano oggi indagate: il direttore della raffineria Iplom e il responsabile prevenzione ambiente. Il reato contestato dal pm Patrizia Ciccarese, titolare dell’inchiesta, è inquinamento del corso d’acqua e danneggiamento.

I fatti risalgono allo scorso 8 ottobre quando una quantità di detergente usato per la pulizia delle cisterne della raffineria finì nel torrente Scrivia all’altezza di Busalla. Secondo quanto ricostruito dai tecnici dell’Arpal, le due cisterne erano in manutenzione per essere pulite quando la sostanza sarebbe finita nell’impianto di evaporazione e da lì nel torrente.

La procura di Genova nei giorni successivi aprì un fascicolo contro ignoti per sversamento di sostanze pericolose e violazione delle norme in materia di tutela ambientale. Poi sequestrò le due cisterne.

La mattina dell’8 ottobre furono gli stessi tecnici Arpal, già presenti lungo lo Scrivia per un monitoraggio del torrente, a lanciare l’allarme: nel fiume si notava schiuma e una colorazione anomala nelle acque. Immediati i campionamenti della sostanza fuoriuscita.

Gli ispettori si recarono poi alla Iplom da cui presumibilmente si era originata la fuoriuscita per individuare e bloccarne la portata e, infine, verificare che la bonifica fosse effettuata nel modo migliore. Furono subito disposte una serie di panne lungo il corso della Scrivia come barriera, mentre autospurgo aspiravano la sostanza.

La preoccupazione maggiore, e cioè che lo sversamento potesse aver interessato l’acquedotto del Basso Piemonte, fortunatamente non trovò conferma. Le analisi del Laboratorio del Dipartimento provinciale di Alessandria non evidenziarono la presenza delle sostanze fuoriuscite dalla Iplom, anche se in via precauzionale l’emungimento delle acque dallo Scrivia per l’alimentazione dell’acquedotto di Novi fu interrotta senza però causare interruzione nell’erogazione dell’acqua potabile.

Per tre giorni invece i tecnici Arpal tennero sotto stretto controllo lo stato delle acque nel tratto ligure, perché il liquido utilizzato per pulire cisterne e condotti è in grado di rilasciare idrocarburi anche a distanze di 72 ore.