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Palazzo Ducale, arriva la mostra “Fukushi Ito. Luce, Spazio, Tempo” foto

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Genova. Il Palazzo Ducale di Genova dal 6 al 30 novembre 2013 presenta la mostra “FUKUSHI ITO. Luce, Spazio, Tempo. Storia di una ricerca artistica tra Italia e Giappone (1983-2013)”, curata dal critico e filosofo Roberto Mastroianni e allestita secondo il progetto dell’Architetto Walter Vallini. L’esposizione, realizzata in collaborazione con la Fondazione Regionale per la Cultura e lo Spettacolo della Regione Liguria, ha il patrocinio del Consolato Generale del Giappone a Milano.

Cinque distinte sezioni espositive presentano la sintesi degli ultimi trent’anni di attività artistica di Fukushi Ito, che propone un percorso nato da un’esistenza fluttuante fra Oriente e Occidente e che pone il visitatore al centro di un’esperienza visiva e sensoriale densa e unica: installazioni ambientali, foto e trasparenze, videoproiezioni e led, sono tutti pensati come tappe di un viaggio che coinvolge il pubblico attraverso immagini nelle quali la luce è lo strumento privilegiato di un’arte che amplifica gli stimoli sensoriali, chiedendo al visitatore di dilatare il proprio universo percettivo.

L’arte di Fukushi Ito parte da lontano, da una tradizione millenaria, quella giapponese, che risolve le opposizioni fra due polarità opposte, spesso incompatibili per l’Occidente, pensando l’universo come un organismo vivente pervaso di una energia che cerca l’armonia tra forze contrastanti.

Fukushi Ito vive e lavora tra Italia e Giappone, ma per lei appartenere a due mondi così lontani per cultura e tradizioni non significa un momento di contrazione, non esprime una rinuncia a qualcosa, una impasse o a una crisi di identità; al contrario è il privilegio di poter avere due patrie, di poter raggiungere una sintesi superiore, perché come artista asiatica, e in particolare giapponese, l’identità è un fattore non statico, ma in evoluzione: è ciò che è stato, ciò che è, ciò che potrà essere.

“L’aver vissuto la mia esistenza a cavallo tra queste due nazioni, con la loro cultura e il loro ambiente, ha reso la mia identità una amalgama adeguata. E ancor più del fatto di essere giapponese o italiana, si è rafforzata la personale cognizione di essere me stessa” – sottolinea Fukushi Ito – “Il fatto che gli esseri umani possano mantenersi in contatto con il mondo spostandosi attorno ad esso, e l’assenza di frontiere in natura, fanno sì che i problemi di una nazione si estendano a quelle circostanti, poi al mondo, e infine all’universo”

Fukushi Ito riesce a rendere libera la propria capacità creativa da quella tradizione millenaria cui appartiene per origine, consapevole che il compito di un artista è sperimentare costantemente linguaggi e materiali, rendendo accessibile a tutti il contenuto del proprio sentire artistico. E così Ito accosta i materiali antichi con quelli contemporanei: la carta giapponese (washi) e i pigmenti si uniscono all’immagine foto e video realistica, al computer, al plexiglass e alla pellicola trasparente, alla luce del neon e dei led.

Il lavoro di Fukushi Ito è dunque un infinito esercizio poetico che la porta ad entrare ed uscire costantemente da due culture, per esplorare il mondo e trovare a livello artistico una sintesi che possa definire la presenza delle cose nello spazio e nel tempo.

Scrive Roberto Mastroianni nel testo in catalogo: “Ito ha compreso che non vi è “mondo” e non vi è arte, se non nello spazio e nel tempo, e che spazio e tempo possono accogliere artefatti, solo se questi sono collocati spazialmente e temporalmente in relazione alla luce, alle forme e al colore. Nello stesso tempo l’artista ha compreso che l’arte è una modalità di espansione del nostro universo percepito e che il suo compito è rappresentare visibile l’invisibile […] Fukushi Ito si interroga, vede e percepisce le dinamiche con cui la realtà prende forma, le modalità con cui l’ambiente diventa mondo pensabile ed abitabile dall’uomo, e decide di riproporle artisticamente. L’essere umano “fa” continuamente il proprio “mondo”, per questo motivo Fukushi Ito decide di “ri-fare il mondo” per raccontare l’umanità, la realtà e la stessa esperienza artistica”.