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Omicidio Santa Margherita, Poveda non risponde al gip. Dubbi sul tentato suicidio

Santa Margherita. Una sola coltellata al collo, che ha reciso la carotide e ha portato a una morte per dissanguamento. E’ questa la risultanza dell’autopsia eseguita dal medico legale Marco Salvi sul corpo di Patricia Mendoza Cabellona, uccisa nella sua casa di Santa Margherita venerdì pomeriggio dal suo compagno Manuel Poveda.

Sul corpo di lui invece le coltellate, secondo carabinieri e Procura autoinflitte, erano circa 40, la metà all’addome a le altre nella zona del collo. Colpi che sarebbero poco più che superficiali e che non avrebbero nemmeno dovuto portare alla perdita di sensi, stato in cui, invece, sarebbe stato trovato Poveda dai soccorsi giunti sul posto. Sull’uomo nessuna traccia di trauma cranico, mentre da quanto appreso i valori vitali erano tutti nella norma. Secondo gli investigatori è molto difficile che un uomo di corporatura robusta abbia ucciso una donna con una sola coltellata e poi abbia seriamente tentato di uccidersi senza riuscirci. Più probabile invece il tentativo disperato di una “messinscena”.

L’ipotesi più accreditata al momento sembra quella che Poveda, dopo aver ucciso Patricia abbia pensato che l’unica scappatoia poteva essere quella di ferirsi e fingere di essere stato colpito da una terza persona. E infatti le ferite sul suo corpo sono temporalmente più recenti rispetto a quella che ha ucciso la donna.

Resta il giallo del coltello mai trovato. Poveda, ricoverato e piantonato all’ospedale San Martino di Genova, si è avvalso ieri della facoltà di non rispondere con il pubblico ministero Emilio Gatti. Questa mattina ha ripetuto la stessa scena davanti al gip Nadia Magrini, che ha convalidato l’arresto per omicidio volontario.