Marassi, un altro detenuto si ferisce in cella. Sappe: "Circuiti penitenziari differenziati ed espulsione stranieri” - Genova 24
Cronaca

Marassi, un altro detenuto si ferisce in cella. Sappe: “Circuiti penitenziari differenziati ed espulsione stranieri”

 carcere marassi

Genova. Ancora un detenuto che si lesiona il corpo nella in carcere a Marassi per ottenere un cambio cella. Era già successo altre due volte, il 7 ed il 23 settembre, quasi una settimana fa, un altro detenuto aveva lanciato olio bollente addosso agli Agenti di Polizia Penitenziaria. Oggi è accaduto di nuovo, e sale la protesta del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria, il Sappe.

“Il detenuto voleva cambiare cella e per farlo, nonostante l’agente gli stesse spiegando come compilare l’apposita richiesta alla Direzione, si lesionava il braccio destro con profonde ferite inferte dalla lametta da barba dicendo che avrebbe continuato fino a quando non l’avessero spostato – commenta Roberto Martinelli, segretario Sappe – una volta accompagnato dal preposto di servizio, nascondeva la lametta in bocca evidentemente con intenti non pacifici ma per fortuna l’agente se ne è accorto ed è intervenuto, evitando peggiori conseguenze. Il grave fatto è stato gestito con grande professionalità e competenza”.

Il detenuto era straniero e Martinelli sottolinea come “oggi abbiamo in Italia quasi 65.000 detenuti: ben 22.744 sono stranieri. In Liguria sono stranieri 1.005 dei 1.764 presenti nelle celle e sono più del 60% dei ristretti presenti a Marassi gli stranieri, con una palese accentuazione delle criticità con cui quotidianamente devono confrontarsi le donne e gli uomini della Polizia penitenziaria. Si pensi, ad esempio, proprio agli atti di autolesionismo in carcere, come quello di oggi, che hanno spesso la forma di gesti plateali, distinguibili dai tentativi di suicidio in quanto le modalità di esecuzione permettono ragionevolmente di escludere la reale determinazione di porre fine alla propria vita. Le motivazioni messe in evidenza sono varie: esasperazione, disagio (che si acuisce in condizioni di sovraffollamento), impatto con la natura dura e spesso violenta del carcere, insofferenza per le lentezze burocratiche, convinzione che i propri diritti non siano rispettati, voglia di uscire anche per pochi giorni, anche solo per ricevere delle cure mediche. Ecco queste situazioni di disagio si accentuano per gli immigrati, che per diversi problemi legati alla lingua e all’adattamento pongono in essere gesti dimostrativi”.

Per il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria ” è fondamentale trovare accordi affinchè gli stranieri scontino la pena nelle carceri dei Paesi d’origine. Questo, oltre a mettere un freno ad una grave emergenza, potrebbe rivelarsi un buon affare anche per le casse dello Stato, con risparmi di centinaia di milioni di euro, nonchè per la sicurezza dei cittadini. Un detenuto – ricorda Martinelli – costa infatti in media oltre 250 euro al giorno allo Stato italiano”.