Genova, sequestrata tre giorni in un capannone e violentata: un arresto, indagini in corso - Genova 24
Cronaca

Genova, sequestrata tre giorni in un capannone e violentata: un arresto, indagini in corso

polizia

Genova. Sequestro di persona e violenza sessuale. Sono le ipotesi di reato a carico di un cittadino marocchino di 36 anni, clandestino, senza fissa dimora e con alcuni precedenti alle spalle, ora in stato di fermo su disposizione del magistrato genovese di turno.

L’uomo è accusato di aver segregato una donna di origini venezuelane sua coetanea per tre giorni in un capannone abbandonato di via Ronchi, nel quartiere genovese di Pegli.

A denunciare la vicenda, articolata e ricca di particolari su cui la polizia genovese deve ancora fare luce, è stata la stessa vittima, una volta liberatasi dal suo aguzzino.

Tutto è cominciato, secondo il racconto della donna fornito agli agenti, il 7 ottobre scorso a bordo dell’autobus 1: lì la venezuelana avrebbe conosciuto Sara, una donna di origini ecuadoriane di 45 anni, che – le motivazioni restano ancora ignote – l’avrebbe ospitata nella sua abitazione di piazza Monteverdi per due giorni. Durante la convivenza le due donne avrebbero scoperto di avere in comune la conoscenza del 36enne marocchino. A quel punto Sara avrebbe convinto la vittima a incontrare l’uomo. Di qui il sequestro: tre giorni costretta nel capannone di via Ronchi senza possibilità di uscire. Inoltre sempre secondo quanto raccontato dalla donna, il marocchino avrebbe abusato di lei, violentandola nel corso di un unico rapporto sessuale.

Poi il terzo giorno l’aguzzino l’avrebbe portata fuori, a riparare un Iphone (rubato) in un negozio di Caricamento. In quest’occasione la donna si sarebbe liberata approfittando di una distrazione, correndo al pronto soccorso dell’ospedale Galliera. I medici hanno effettivamente riscontrato lesioni al viso ed ecchimosi alla caviglia sinistra, giudicate guaribili in una decina di giorni.

I particolari della “prigione” temporanea forniti agli agenti corrispondono: il giaciglio fatto di un materasso buttato a terra nell’angolo è quanto riscontrato dalla polizia durante i primi rilievi. Il magistrato ha disposto per l’uomo lo stato di fermo. Nel frattempo le indagini proseguono. A breve sarà anche sentita la donna di origine ecuadoriana.