Fincantieri, Fremm agli sgoccioli. Allarme a Riva Trigoso: "Settore strategico, il Governo intervenga" - Genova 24
Economia

Fincantieri, Fremm agli sgoccioli. Allarme a Riva Trigoso: “Settore strategico, il Governo intervenga”

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Genova. Fincantieri torna alla ribalta e ancora una volta le notizie non sono positive. Se per il cantiere navale di Sestri Ponente si è trovata una nuova commessa, l’allarme ora riguarda il comparto militare. Gli stabilimenti di Riva Trigoso e La Spezia hanno infatti lavorato fino ad ora sulla realizzazione delle fregate Fremm per la marina militare. Il problema, però, si aprirà nei prossimi mesi, con un “buco” produttivo che costringerebbe al ricorso alla cassa integrazione fino al reperimento di nuove commesse. Ed è proprio questo il fatto che preoccupa maggiormente: perché di nuovi ordinativi al momento non vi è traccia.

Serve allora una politica industriale e l’intervento del Governo per garantire un futuro al comparto. “Attualmente sono state finanziate la settima e l’ottava Fremm – spiega Tiziano Roncone, segretario della Fim-Cisl -. E’ evidente che il lavoro per tutti non c’è e di fatto questo è un problema soprattutto per i cantieri liguri. Chiediamo al Governo di eliminare questo buco produttivo, di accelerare la discussione sulle commesse che potrebbero partire già nei prossimi mesi”.

L’occasione per intervenire in breve tempo ci sarebbe e si chiama Legge di Stabilità. In quella sperano e concentrano i propri sforzi i sindacati, ma certamente le coperture economiche per garantire nuove commesse a Riva Trigoso e La Spezia devono ancora essere individuate. “Abbiamo già elaborato un documento unitario – continua Antonio Apa, segretario generale Uilm Liguria -: riscontriamo che la marina militare rispetto ai dieci anni precedenti ha ridotto gli investimenti del 50%. Ne risente ovviamente tutto il settore: se non si interviene con politiche industriali, e uno strumento è la Legge di Stabilità, la situazione si complica. Come ha fatto squadra con Finmeccanica, la Liguria deve farlo anche con Fincantieri”.

Quanto la situazione sia pericolosa non solo per i cantieri, ma per il Paese intero, lo spiega Antonio Caminito, segretario Fiom Cgil: “Ci sono ritardi da parte del Governo e dell’imprenditore. Siamo allo stadio finale della realizzazione delle Freem e dopo non c’è altro. Questo Paese è una banchina naturale nel Mediterraneo, tutto si muove via mare, quindi sarebbe opportuno ragionare non solo in termini legislativi, ma di apertura ad un confronto vero per capire cosa si vuol fare della cantieristica”.

“I lavoratori coinvolti – conclude – sono migliaia, ma a parte questo il settore è strategico: il 90% dei prodotti che arrivano in Italia viaggia via mare, così come il 75% del petrolio. Ma il problema non sono solo i prodotti: oggi via mare viaggiano milioni di persone che si spostano da posti in cui ci sono guerre e carestie. Noi allora possiamo provare ad accogliere con sistemi differenti, che coinvolgono anche il modo di costruire le navi. Per esempio la marina militare potrebbe provare ad utilizzare navi diverse: non più navi con sopra cannoni, ma navi che generano magari energia elettrica. Quelle cose lì non si risolvono con un po’ di solidarietà”.