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Crollo ponte a Carasco, Partecip@ttiva: “Altre zone a rischio, serve pulizia dell’Entella a monte e a valle”

Carasco. Dopo il crollo del ponte di Carasco si temono altri problemi. A sottolineare questo aspetto è Giorgio Canepa, consigliere comunale di Partecip@ttiva Chiavari. “Dopo aver sentito del problema relativo al ponte di Carasco e al nubifragio, sono andato a fare un giretto sulle sponde dell’ Entella e ho trovato conferma di quanto ormai si stà dicendo da tempo da parte di Partecip@ttiva e dei vari comitati che stanno seguendo il problema (Contratto di Fiume, Giù le mani dall’ Entella, ma anche altri gruppi politici e non) – dichiara – Mi dispiace per chi ha avuto danni e problemi nel nostro entroterra, ma ancora una volta si sono evidenziati due elementi: intervenire prima a monte, e poi se necessario anche a valle mantenere puliti gli alvei degli affluenti (prima) e dell’Entella (poi).

Durante il tour, Canepa ha rilevato diversi aspetti. “Il Ponte della Libertà non rileva nessun problema, neanche accumuli di alberi e sterpaglie alla base dei piloni. Il ponte della ferrovia a valle, che secondo gli esperti non dovrebbero costituire un problema, ha un accumulo di alberi ed erbacce alla base del pilone lato Lavagna (foto 2). Inoltre sotto le campate si vedeva che il flusso dell’ acqua faceva come “un saltino”, probabilmente dovuto al fatto che la foce in quei punti e’ gravata da accumuli di detriti (non era possibile fotografarlo dando la giusta immagine). Il vero problema è il ponte della Maddalena, dove ho rilevato: notevoli accumuli di alberi e sterpaglie alla base dei due piloni centrali; notevoli difficoltà di flusso delle acque nelle due campate laterali dovuto alla crescita (e quindi mancata pulizia) di alberi, sterpaglie e canneti. E qui si vedeva chiaramente che il flusso dell’ acqua era di molto rallentato se non addirittura impedito”.

La preoccupazione, quindi, è soprattutto per il ponte della Maddalena. “Resta il fatto che è troppo facile fare gli studi a tavolino senza vedere da vicino la realtà’, sopratutto quando neanche si vogliono ascoltare le esperienze di vita di chi a sempre vissuto vicino al fiume – conclude – Quanto sopra non fà che ribadire il concetto che prima ci si deve occupare di sistemare quanto a monte, pulizia inclusa, e poi si può discutere sul resto”.