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Riforma Fornero, chi dona il sangue andrà in pensione più tardi: associazioni e donatori in allarme

Liguria. Una delle norme contenute nella Riforma Fornero ha già sollevato un polverone tra i donatori e le Avis di tutta Italia: chi dona il sangue andrà in pensione più tardi. Il donatore, prima di congedarsi dal posto di lavoro, dovrà infatti recuperare le giornate di riposo di cui ha goduto dopo ogni donazione.

La scelta di penalizzare chi dona il sangue infatti non è stata per nulla gradita tra gli “addetti ai lavori”: le associazioni di volontariato si stanno già muovendo per chiedere la cancellazione della norma. L’idea dell’ex ministro è di far recuperare ai pensionati che hanno donato il sangue i giorni di regolare permesso dal lavoro (circa 160 giornate in tutto per una persona che dona a “pieno regime”, ovvero quattro volte l’anno, da quando ha 18 anni). L’unica altra opzione per chi non volesse ritardare il pensionamento è quella di rinunciare al 2% della pensione.

La notizia ha lasciato perplessi anche i vertici del Centro Trasfusionale dell’ospedale San Paolo e dell’Avis di via Famagosta, i due punti di raccolta sangue attivi a Savona. “Ho appreso questa notizia attraverso i media. So che in questi giorni le associazioni di volontariato si sono riunite ed hanno chiesto di rivalutare questo aspetto. Credo che sia una decisione eticamente riprovevole verso chi dona e contemporaneamente molto disincentivante per chi vuole continuare oppure iniziare a farlo” commenta il dottor Andrea Tomasini, direttore del Servizio di Immunoematologia e medicina trasfusionale dell’Asl 2.

“Trovo poi – prosegue il dottor Tomasini – che il discorso dell’applicazione retroattiva non sia corretto. Un conto è se questo aspetto fosse stato introdotto a partire da ora: da qui in avanti il donatore avrebbe la possibilità di regolarsi di conseguenza. Avendo valenza anche sugli anni passati ricade anche su chi ha donato senza la consapevolezza dell’esistenza di una simile normativa. Questa decisione rischia di introdurre in un sistema già in equilibrio precario un motivo per peggiorare la situazione. E’ nota la difficoltà nel reperire donatori di sangue e, se questa norma venisse confermata, il rischio di vederli diminuire ancora è alto. Noi lavoriamo ogni giorno per avere un turnover di donatori e se le prospettive sono queste il nostro compito diventa più difficile”.

“Confido, vista la valenza del gesto di chi dona, che ci sia un ripensamento. Come strutture pubbliche non possiamo che essere d’accordo con le associazioni di volontariato, ma non abbiamo strumenti per poter richiedere una revisione. Certamente però condividiamo le perplessità delle associazioni e appoggiamo il loro punto di vista” conclude il dottor Tomasini.

Alle dichiarazioni del direttore del centro trasfusionale fanno eco quelle del presidente dell’Avis di Savona Giovanni Donzellini: “Onestamente una cosa del genere non può che sorprendermi. Certamente se questa decisione verrà attuata avrà influenze negative sul donatore. Ci tengo a sottolineare che chi dona non lo fa per scopo di lucro, ma per motivi morali. Quindi auspico che, nel caso questa norma venga applicata, il donatore non si faccia influenzare e porti avanti la sua attività di grande valenza sociale in ogni caso. Detto questo è ovvio che una simile idea non può che essere negativa”.
“Sicuramente seguiremo le linee dell’Avis Nazionale sulla questione. Speriamo che la decisione possa essere rivista perché potrebbe avere conseguenze davvero disastrose su chi dona” conclude Giovanni Donzellini.