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Cronaca

Marassi, detenuto si ferisce poi tenta il suicidio. Sappe: “Servono circuiti penitenziari differenziati”

 carcere marassi

Genova. Si è prima ferito il corpo nella sua cella in carcere a Marassi, poi ha tentato il suicidio ed infine, accompagnato in ospedale, ha dato in escandescenza. E’ accaduto la scorsa notte a Genova, ed ha visto protagonista un genovese detenuto per reati di spaccio di stupefacenti ed ora ricoverato in un nosocomio della città.

“Che il grave fatto, peraltro gestito con grande professionalità e competenza dal Personale di Polizia Penitenziaria in servizio a cui va il plauso del primo Sindacato del Corpo, sia avvenuto a poche ore dalla visita nel carcere di Marassi del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri conferma chiaramente come siano assolutamente urgenti i provvedimenti citati dal Guardasigilli, a cominciare dallo sfollamento del carcere per ricondurlo alla capienza regolamentare dei circa 400 posti rispetto alle presenze che stabilmente si attestano invece sulle 800 unità”, commenta Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, la rappresentativa organizzazione dei Baschi Azzurri.

L’evento critico in carcere ha coinvolto un detenuto tossicodipendente. E Martinelli sottolinea come “dai dati sulle presenze in carcere emerge che il 70/80% dei circa 67 mila detenuti oggi in carcere ha problemi di salute, più o meno gravi. Il 38% versa in condizioni mediocri, il 37% in condizioni scadenti, il 4% ha problemi di salute gravi. Un detenuto su tre è tossicodipendente. Del 30% dei detenuti che si è sottoposto al test Hiv, il 4% è risultato positivo. Tutto questo va ad aggravare le già pesanti condizioni lavorative delle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, oggi sotto organico di ben 7mila unità. Il dato importante da considerare è che i detenuti affetti da tossicodipendenza o malattie mentali, come ogni altro malato limitato nella propria libertà, sconta una doppia pena: quella imposta dalle sbarre del carcere e quella di dover affrontare la dipendenza dalle droghe o il disagio psichico in una condizione di disagio, spesso senza il sostegno della famiglia o di una persona amica. Forse è il caso di ripensare il carcere proprio prevedendo un circuito penitenziario differenziato per queste tipologie di detenuti”.

E ricorda la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Genova, prima in Liguria e tra le prime nel Paese, che ha riconosciuto lo scorso luglio 2012 a un detenuto affetto da grave deficienza immunopatologica il diritto a scontare la pena fuori dal carcere in alternativa alla detenzione carceraria.