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Krizstina Zantleitner alla guida del Bogliasco “rosa”: “Sono qui per confrontarmi, la pallanuoto è maschilista”

Krizstina Zantleitner

Bogliasco. Krizstina Zantleitner, dopo 15 anni, torna in Italia per sedersi sulla panchina della Rari Nantes Bogliasco, nel ruolo di allenatrice della “Rarirosa”. Ungherese, giocatrice straordinaria, nazionale, plurimedagliata, quattro anni fa ha deciso che poteva bastare ed ha scelto di allenare. Si guarda intorno con la regalità che contraddistingue il popolo magiaro, osserva, elabora, studia, anche per lei una bella sfida.
 
Perché alla Rari Nantes Bogliasco? “Ho giocato a Bologna e lì conobbi Daniele Bettini – dichiara -, mi ha cercata, ho deciso di vivere questa nuova esperienza”.
 
Cosa ti aspetti? “Di incontrare un’altra cultura. Il livello del campionato italiano è alto, ad esempio rispetto all’Ungheria, così voglio capire, confrontare le mie idee, il mio metodo”.
 
E cosa hai già trovato? “Tante ragazze che hanno voglia di giocare, a loro piace la pallanuoto, chi frequenta l’università e chi lavora, tutte impegnate, ma sono puntuali, si impegnano, nuotano bene, si divertono una bella squadra”.
 
Ed il paese? “Mi piace molto, vivo in un appartamento vicino al mare, qui è tutto comodo, mi piace camminare e scopro luoghi e persone”.
 
In Ungheria il livello del campionato sarà anche più basso ma la nazionale difficilmente manca il podio, compresa la tua formazione, di quando giocavi. “Più di 150 presenze, oro ai Mondiali di Montreal, due Coppa Fina, due argenti agli Europei, World League, una grande esperienza ma arriva il momento di cambiare, ho smesso per cominciare ad allenare”.
 
Come smesso, quest’estate hai giocato e vinto gli Europei Master… “La verità è che mi hanno chiamato per dare una mano, mi piace fare sport ma con il gioco ho detto basta, nuoto e corro”.
 
Quando hai cominciato? “Nuotavo a livello agonistico a Totabanyo, la mia città, al liceo ho cambiato, era il momento in cui la pallanuoto femminile si stava affermando”.
 
In Ungheria praticamente lo sport nazionale, in Italia grandi risultati ma poca attenzione. “E’ un problema generale, da noi è popolare ma non viene collocata nella giusta posizione. Grandi discussioni sul cambio delle regole, tutti d’accordo che è uno sport estivo, ma tutti parlano e nessuno fa niente”.
 
Uscito il calendario della prossima stagione, le tue impressioni? “Mi aspetto una crescita, l’inserimento della giocatrice straniera, la mia esperienza diversa, un effetto sorpresa”.
 
Sono desolatamente poche le donne sedute in panchina, soprattutto su quelle importanti. “Ci credono deboli, fragili, la verità è che bisogna valutare le capacità, la professionalità, non il sesso. Le donne alla fine prendono altre strade, ad esempio di stare a casa, di occuparsi dei figli, perché per noi è dura. All’inizio non credevo, è difficile e non il rapporto con le atlete ma con il resto dell’ambiente che è molto maschilista, soprattutto in Ungheria: società, arbitri, genitori”.