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Cronaca

G8, violenze a Bolzaneto. Cassazione: “Accantonato completamente lo stato di diritto: vittime martoriate e terrorizzate”

cassazione roma

Roma. La sentenza definitiva sulle violenze nella caserma di Bolzaneto durante i giorni del G8 del 2001, arrivò il 14 giugno scorso: la V sezione Penale della Corte di Cassazione, presieduta da Gaetanino Zecca, decretò 7 condanne definitive, 33 prescrizioni e 4 assoluzioni.

Oggi sono arrivate le motivazioni: nella caserma di Bolzaneto, dove furono portati i manifestanti arrestati e percossi durante il G8 2001 a Genova, per le violenze e le illegalità commesse dalle forze dell’ordine c’è stato un “clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto”, scrive la Cassazione nelle 110 pagine della sentenza 37088 depositata oggi e relativa al verdetto del 14 giugno che ha confermato gli abusi, anche se quasi tutti coperti da prescrizione e indulto.

I supremi giudici scrivono che nella caserma – dove regnava un “regime detentivo” che lo stesso vice questore Alessandro Perugini ha definito “di livello intermedio tra quello turco e quello americano” – “i momenti di violenza non si alternavano a periodi di tranquillità, ma l’esatto contrario”.

Sebbene quasi tutta la responsabilità penale dei 40 imputati – dirigenti e agenti della polizia, dirigenti e agenti della polizia penitenziaria, medici, e carabinieri anche se in misura minore – sia stata cancellata per effetto della prescrizione e dell’indulto, la Suprema Corte sottolinea la “consapevole
inerzia” con la quale chi aveva un ruolo gerarchico “aveva rafforzato nei suoi sottoposti la certezza dell’impunità”.

I sanguinosi illeciti che si perpetrarono a Bolzaneto – un ibrido tra Alcatraz e Guantanamo – si sono svolti sotto gli occhi e la percezione di tutti coloro che degli arrestati avrebbero dovuto avere cura, medici compresi. Già sul piazzale della caserma “si consumavano” le violenze e le “vittime martoriate e terrorizzate” venivano fatte passare oltre, verso l’ufficio matricola e le celle, “attraverso un clamore minaccioso e prodromico dei delitti che vi si commettevano”. “Vessazioni” di ogni tipo, scrive ancora la Suprema Corte: botte, gas urticanti, umiliazioni, denudamenti di ragazzi e ragazze fatte piegare a novanta gradi davanti agli uomini in divisa. Insulti, diniego di usare il bagno, né acqua né alcun tipo di cibo per nessuno, mentre alcuni tra le forze dell’ordine cantavano inni fascisti.

E poi la compilazione di falsi attestati per i consolati dei numerosi arrestati stranieri nei quali si scriveva, contrariamente al vero, che non volevano l’assistenza diplomatica. A Bolzaneto – osserva la Cassazione – “la commissione di gravi reati non era occasionale, all’interno di un luogo nel quale i lamenti dei prigionieri vessati erano continui”. Per questo nessuno degli imputati può dire di non
essersi accorto di nulla.

Per quanto riguarda l’operato dei carabinieri, la Cassazione ricorda che “sebbene in massima parte (ma non nella totalità) si fossero astenuti dal commettere gli stessi delitti ascrivibili agli altri agenti, avevano comunque assistito alla loro perpetrazione senza impedirli e senza soccorrere le vittime, che se pure era emersa la presenza di un ‘carabiniere buono’, dedito a comportamenti più umani e a procurare un po’ d’acqua ai più assetati, non erano tuttavia mancati carabinieri tutt’altro che buoni”. Riferirono nei loro rapporti la “commissione dei gravi abusi”, ma senza eseguire indagini e senza impedire vessazioni e “incrudelimenti”.

Per quanto riguarda il capitolo dei risarcimenti elevati in appello, a una prima lettura delle motivazioni, questi non sembrano essere stati intaccati dal giudizio della Corte che ha incaricato il giudice civile solo di ripartire diversamente le spese tra gli imputati e le pubbliche amministrazioni dalle quali dipendono (Difesa e Giustizia).