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Politica

Festa democratica, Vendola a Genova: “Larghe intese sono un incubo e una palude”

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Genova. “Sono il più fedele ed il più incazzato tra gli alleati del Pd”. Così il leader di Sel Nichi Vendola, alla “festa dell’Unità”, come l’ha rivendicata con orgoglio ringraziando per l’invito e ricordando poi, dal palco genovese, anche Don Gallo.
“Il più fedele – ha spiegato – perché abbiamo sempre considerato il popolo democratico fondamentale per cambiare l’Italia, il più incazzato perché le larghe intese sono un incubo ed una palude”.

Un esempio: “Con l’Imu il governo Letta – ha aggiunto – ha assunto una fisionomia più marcatamente di destra: è diventato il governo Letta-Berlusconi”.

E quanto a Berlusconi: “non abbiamo la bava alla bocca, non vogliamo l’umiliazione di Berlusconi – ha detto Vendola – semplicemente noi difendiamo il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge”.

Un governo con il Pd, se dovesse cadere quello attuale? ”Possiamo starci, a condizione che sia il governo del cambiamento, che assuma il tema della povertà come la questione principale che oggi è sulle spalle del Paese”.

Poi una domanda sul congresso. “Io non sono iscritto al Pd, Sel non è una corrente – ha sottolineato il governatore della Puglia- sogno un giorno qualcosa che possa unire la sinistra”.

“Quando leggo le carte di Cuperlo – ha detto – sono assolutamente conquistato dalla finezza dell’analisi, dal fascino del coraggio intellettuale. Poi leggo le carte di Fabrizio Barca che dello sciagurato governo Monti è stato sicuramente il miglior ministro: sono una base di ragionamento”.

E Renzi? “Io ho combattuto in lui soprattutto la propensione di assumere il liberismo come un’immagine di
modernità però vedo che Matteo, che è un politico puro ed è una persona intelligente, sta ragionando sul proprio vocabolario e sul proprio programma. Io – ha aggiunto ancora Vendola – non devo partecipare e votare le tesi congressuali del Pd. Se vince Renzi, che problema c’è? Ho fatto le primarie contro di lui (e gli altri) e se avessi vinto Matteo l’avrei sostenuto come candidato premier, perché altrimenti non avrei partecipato alle primarie”.