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Ex Fisher di Quarto, Legambiente all’attacco: “Riqualificazione stile Pratonevoso. E il Fereggiano non ha insegnato nulla”

Liguria. “Costruire nuove residenze a margine di un rio sul fondo di una valle ripida, incassata tra i monti, appare veramente assurdo dopo l’esperienza del Fereggiano (sicuramente anche in quel sito le case a ridosso del corso d’acqua ed i tombinamenti saranno stati coperti da regolari autorizzazioni e nulla osta)”.

Evocare il Fereggiano e la tragica alluvione che interessò la zona nel 2011 non è certo cosa da poco. Legambiente Genova, tramite il suo presidente Andrea Agostini, lo fa però con la consapevolezza che un’altra catastrofe è possibile, in una città terribilmente esposta a rischio idrogeologico. Rischio che potrebbe ripresentarsi, almeno secondo gli ambientalisti, a Quarto, sul sito della ex fabbrica di materiale plastico Georg Fischer s.p.a., abbandonato da diversi anni.

Si tratta di circa 2700 metri quadrati nella parte più antica di Quarto, in via Romana della Castagna, proprio sotto il cavalcavia di corso Europa per lo svincolo autostradale di Nervi. Lì dovrebbero sorgere appartamenti e posti auto, l’iter, tra modifiche progettuali e problemi ambientali, va avanti dal dicembre 2010. L’area, infatti, confina con il rio Castagna e, giocoforza, chi costruirà dovrà necessariamente realizzare dei contestuali lavori di messa in sicurezza.

“Abbiamo partecipato – spiega Agostini – luneì mattina ad un sopralluogo della Commissione Territorio del Consiglio Comunale di Genova a Quarto per una valutazione di un progetto di edificazione di un edificio nel sito e crediamo che quello a cui abbiamo assistito non sia che la riprova di una incapacità di regolamentare il territorio da parte di chi sarebbe preposto a farlo.
Una moltitudine di persone a girare in un luogo di cui non conoscevano, salvo alcune eccezioni, il contesto storico e la sua attuale situazione, ma neanche il progetto presentato e la sua genesi. Non credo che sia questo il modo migliore per affrontare e risolvere i problemi”.

“Purtroppo – attacca ancora – oggi ci troviamo in una situazione tragica, con un Municipio interessato solo ad utilizzare la monetizzazione degli oneri di urbanizzazione per realizzare non si capisce bene cosa in via delle Campanule ed un Comune interessato a chiudere una pratica che a suo giudizio si è trascinata troppo a lungo (su questo conveniamo, tempo consumato senza costrutto alcuno). Pensiamo che si stia perdendo un’occasione di integrare una zona con un museo contadino da rendere produttivo anche a fini didattici ed un percorso storico invidiabile anche con vantaggi economici per il Municipio. Soluzione che potrebbe comprendere una struttura dedicata a queste attività invece che un edifico incongruo in stile Prato Nevoso con 26 appartamenti e 30 box”.

“Per una città che sta continuamente perdendo abitanti e posti di lavoro, come mai invece le uniche cose che crescono sono le unità abitative? L’esempio in zona è quello dell’edificio di via Cottolengo, finito di costruire da mesi e, ricordiamo, approvato proprio il giorno prima della votazione in comune dello strumento urbanistico che ne avrebbe impedito la costruzione. Ha ancora più della metà degli appartamenti invenduti”. Ma le critiche sono rivolte anche alla Sovrintendenza che “non ha niente da dire sul disegno della nuova casa con balconate in legno modello Pratonevoso: proprio il tipo di costruzione tipica e coerente con il contesto della strada romana, dei lavatoi, delle ville circostanti”.

“La cosa più giusta secondo – propone Legambiente – sarebbe rinaturalizzare il sito perché torni ad essere area di espansione naturale della probabile futura piena. Sia preservato il ponticello vicino ai lavatoi, magari ripristinando le spallette in pietra intonacata. Sia fatta una manutenzione conservativa della via romana e delle crose vicine”.

“La cosa più incredibile – conclude Agostini – è che comunque l’Amministrazione Comunale e i suoi tecnici ritengano ancora possibile costruire ancora a ridosso dei fiumi e si preveda di rinaturalizzare il rio adiacente, ma non di risistemare la parte del rio a monte dove il verde infestante e il cemento hanno fatto la loro parte, senza mai procedere ad una risistemazione effettiva dell’area dedicata a servizi (campi da tennis e calcio). Alla prima pioggia tutto può venire giù a valle e intasarsi sotto il ponte romano della Via Romana della Castagna”.