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Cronaca

Cancellieri a Marassi, Sappe: “Bene la visita, ora attendiamo i fatti: incentivare lavoro per tutti i detenuti”

 carcere marassi

Genova. “Abbiamo apprezzato la visita odierna del Ministro della Giustizia Annamaria nel carcere genovese di Marassi. Sono certo che avrà trovato più un purgatorio che non l’inferno che immaginava. Ora auspico che il Guardasigilli adotti ogni utile provvedimento per sfollare la sovraffollata struttura ed ogni altra iniziativa finalizzata a rendere davvero rieducativa la pena attraverso il lavoro dei detenuti, anche perché riduce notevolmente la tensione detentiva di chi oggi sta in cella 20/22 ore al giorno. Stare chiuso in cella 20 ore al giorno, senza far nulla, nell’ozio e nell’apatia, alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle molisane ed italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria. Ed i detenuti che lavorano a Marassi, peraltro in servizi interni d’istituto e poche ore a settimana, sono davvero una percentuale irrisoria: forse il 10% dei più di mille presenti”.

Lo dichiara Roberto Martinelli, segretario generale aggiunto del Sindacato di Polizia Penitenziaria SAPPE, il primo e più rappresentativo Sindacato del Corpo, commentando la visita in carcere a Genova Marassi del Ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.

“Ora, dopo la visita del Ministro, attendiamo fatti concreti. Mi auguro che il Ministero della Giustizia ed il Governo perseguano la strada con gli altri Paesi perché i detenuti stranieri scontino la pena nelle carceri dei Paesi di provenienza. Ma è necessario rimodulare il sistema dell’esecuzione della pena in Italia e per far lavorare tutti i detenuti. Ad esempio impiegando quelli con pene brevi da scontare e con reati di minore allarme sociale in progetti per il recupero del patrimonio ambientale occupandosi della manutenzione e della pulizia dei parchi e delle ville comunali della città e della pulizia dei greti dei torrenti. Il SAPPE è da sempre favorevole alle attività lavorative dei detenuti svolte fuori dalle mura carcerarie, tenuto anche conto che il condannato che espia la pena in carcere ha un tasso di recidiva del 68,4% contro il 19% di chi ha fruito misure alternative e addirittura l’1% di chi è inserito nel circuito produttivo”.