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Oasi faunistiche, la proposta degli ambientalisti: “Proteggiamo l’intero promontorio di Punta Manara

bosco

Genova. Le associazioni ambientaliste hanno formulato numerose osservazioni alla bozza di piano faunistico-venatorio quinquennale, predisposto dall’Amministrazione Provinciale di Genova, ma ancora nelle fase di consultazione da parte dei soggetti interessati. Il tema più spinoso è sempre quello dell’individuazione delle zone di protezione per la fauna selvatica, in quanto la legge venatoria statale del 1992 prevede che almeno il 20% ( e sino al 30% massimo) della superficie agro-silvo-pastorale sia destinata a zone di divieto di caccia, per la sosta e la riproduzione di mammiferi ed uccelli selvatici.

“Purtroppo – scrivono – per raggiungere la sola percentuale minima obbligatoria, da troppi anni in Provincia di Genova si fa ricorso allo stratagemma di perimetrare, come aree provinciali di divieto di caccia, zone piccole, con ambienti naturali scadenti ed inidonee alla permanenza degli animali selvatici (come le fasce ai lati di strade e ferrovie, oppure il Monte Teiolo attiguo alla mega-discarica di Scarpino, parte del greto del Polcevera, ecc.). Il 17 ottobre 2013 si discuterà presso il TAR Liguria un ricorso di WWF e V.A.S. proprio contro l’ambiguità dei criteri regionali per individuare le zone di divieto di caccia, conteggiando le mere fasce di rispetto da case e strade ove vige il divieto di sparo”.

In attesa di una revisione delle normative, le associazioni rilanciano le proprie proposte:

– l’intera estensione del promontorio di Punta Manara, in comune di Sestri Levante, diventi oasi di protezione faunistica, ricomprendendo tutta l’area e non solo la piccolissima parte delle scogliere individuata dall’ufficio caccia provinciale in ques’ultimo caso gli ambientalisti giudicano ridicole e prive di fondamento le perplessità manifestate da alcuni pescatori marittimi dilettanti e da un club di fuoristradisti, in quanto si tratta di tutelare la fauna selvatica negli ambienti di terraferma e in area con pochi sentieri a vocazione escursionistica ; i sindaci non sono competenti in materia venatoria ;

– siano individuate altre oasi di qualche centinaio di ettari nelle aree di Vallegrande e Punta Moneglia, in quanto gli ambienti mediterranei costieri sono sino ad oggi sotto-rappresentanti nell’elenco delle zone di divieto di caccia;

– sia vietata la caccia presso il Passo del Veleno, in comune di Mele, per tutelare i migratori autunnali;

– sia potenziata la vigilanza venatoria provinciale anti-bracconaggio nei periodi festivi e nelle ore notturne;

– siano indennizzati i danni alla zootecnia provocati dai pochi lupi presenti nell’entroterra, abolendo la soglia minima di 150 euro di danno, al di sotto della quale gli allevatori attualmente non vengono risarciti;

– sia sempre e comunque vietato agli ATC- ambiti territoriali di caccia- di foraggiare i cinghiali nelle aree boschive;

– sia ripristinato un servizio di recupero e riabilitazione degli animali selvatici feriti, in special modo delle specie protette, di cui si è colpevolmente perso ogni traccia pur essendo un compito della pubblica amministrazione.