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Cronaca

Marassi, lo stadio che sembra una prigione. Bocciate le cancellate fisse, Rossi: “Deprimente”

cancellate stadio marassi

Genova. Anche allo stadio le parole, così come i simboli, sono importanti. Così se lo spazio per i tifosi ospiti si chiama “gabbia”, o se per accedere alle gradinate così come ai distinti è necessario oltrepassare un nuovo sistema di recinzione alto tre metri, il rischio è quello di rendere lo stadio qualcosa di simile al vicino carcere di Marassi, per lo meno nell’immaginario collettivo.

Stadio blindato, si dice e si fa. Così l’area prefiltraggio, prima dell’estate composta da strutture removibili (invise comunque ai residenti e ai commercianti di via Casata Centuriona), a cui sono subentrate le nuove recinzioni stabili per rendere agibile il Ferraris a norma di legge, diventa il simbolo di uno stadio che non funziona bene.

Parola di tifosi, sabato sera a Marassi per la prima di campionato della Sampdoria e dello stesso assessore regionale allo Sport, Matteo Rossi. “Una serie di cancellate che neppure ad Alcatraz. Per non citare un esempio anche più immediato, e geograficamente più vicino, il carcere di Marassi. – scrive Rossi sul suo blog oggi – il colpo d’occhio è davvero deprimente”.

Ma deprimente secondo l’assessore è più in generale “il fatto che nel 2013, in Italia, una struttura che non ospita pericolosi ergastolani o riunioni del G8, ma manifestazioni sportive, debba essere asserragliata come un fortino per ragioni di sicurezza, legittime e sacrosante, ma anche il potere simbolico dell’architettura è importante”.

Così il reparto ospiti diventa “la gabbia” e il pre-filtraggio una doppia barriera prima dell’accesso, in cui si formano lunghe code, sotto il sole così come sotto la pioggia, vicino ai compagni di tifo, ma anche ai tifosi ospiti. E in più, testimonianza diretta di chi sabato ha fatto una coda definita tra l’altro inutile, “se qualcuno si sente male ora non passano nemmeno le ambulanze”.

“Se trasformi uno stadio in una prigione crei un ambiente ostile ai tifosi per bene, ma quasi congeniale a chi purtroppo usa il calcio per sfogare gli istinti più violenti – sottolinea Rossi – In tempi di spending review, in cui si tagliano risorse di continuo, una partita di calcio costa uno sproposito alla collettività. Serve una diversa gestione dell’ordine pubblico, che tenga in conto la giusta responsabilità di tifosi e forze dell’ordine”.

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