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“Educatrici e bambini svenduti”. Sant’Olcese: una lavoratrice scrive agli amministratori comunali

Sant’Olcese. Aver svenduto educatrici e bambini al miglior offerente sul mercato. Questa l’accusa che viene lanciata, in una lettera, da una lavoratrice della cooperativa Agorà, impiegata nell’asilo nudo Orsacchiotto di Sant’Olcese.

“A voi, amministratori del comune di Sant’Olcese, mi sento in dovere di inviare queste righe per portarvi a conoscenza di quanto la situazione che avete creato sia dannosa per tutta la società.
In particolare, mi rivolgo alla parte femminile di codesta giunta che in una settimana è riuscita a calpestare i diritti dei lavoratori, in particolare delle lavoratrici madri, dei bambini e svendere a buon mercato quattro asili nido, autorizzando due o tre signorotti a sfruttare giovani ragazze che non avranno un futuro lavorativo sicuro, vivendo di sole incertezze.
Sono Agnese Corrias, una delle educatrici dell’asilo nido Orsacchiotto, ho 44 anni, lavoro per l’Agorà da più di dieci anni, ho due bambini (6 anni e 15 mesi), ho un contratto a tempo indeterminato, con il massimo degli scatti e il mio stipendio non supera i 1.000,00 euro al mese””

“Mi domando se a voi questa cifra è sembrata troppo insostenibile o di troppo valore visto il lavoro che svolgiamo. In effetti ci occupiamo “solo” di bambini dai sei mesi ai tre anni.
Il mio contratto, C.C.N.L. cooperative sociali, nonostante sia “misero”, in questi anni mi ha permesso di poter stare a casa quando stavo male, di curarmi evitando di trasmettere patologie ai bambini. Questo perchè la mia cooperativa rispetta la legge e non calpesta i diritti dei lavoratori”.

“Il mio contratto mi ha permesso di poter stare a casa durante le due gravidanze, e grazie alla mia cooperativa di poter percepire lo stipendio al 100% perchè la mia cooperativa si faceva carico del restante 20% che l’INPS non paga. Questo perchè la mia cooperativa rispetta la legge e i diritti delle lavoratrici madri e non li calpesta. Il mio contratto mi ha permesso di rientrare sul mio posto di lavoro e di usufruire dell’allatamento. Questo perchè la mia cooperativa rispetta i diritti delle lavoratrici madri e non li calpesta”.

“Il mio contratto mi ha permesso di stare a casa ogni qualvolta ne ho avuto bisogno per occuparmi della salute dei miei bambini. Questa richiesta purtroppo l’ho fatta spesso e a volte e per essere precisa mi sono ritrovata a richiederla senza preavviso. La mia cooperativa si occupava immeditamente di sostituirmi, rassicurandomi sul lavoro (avevo la certezza di ritrovare il mio posto di lavoro) e standomi vicina in determinati momenti critici. Questo perchè la mia cooperativa rispetta la legge, i diritti delle lavoratrici madri e non li calpesta. Spesso fà di più, occupandosi della parte umana non prevista per legge ma ma solo dall’ESSERE PERSONE”.

“La mia cooperativa ha partecipato all’appalto ma non ha potuto presentare un progetto completo perchè i termini economici indicati dal Comune non le avrebbero consentito di rispettare i nostri contratti di lavoro e di mantere le competenze professionali acquisite nel tempo ed ha chiesto una modifica della parte economica. Come lei si sono comportate tutte le alte cooperative invitate a partecipare alla gara, tanto che alla fine l’appalto è stato aggiudicato ad una cooperativa non ancora iscritta all’albo Regionale (secondo quanto riferiscono i sindacati) ed oltretutto discendente da una onlus (bambini vittime) che oltretutto dovrebbe occuparsi di altre cose”.

“Mi domando se voi tutti, ma in particolare la parte femminile della giunta, siete disposte a rinunciare ai vostri diritti, ai vostri stipendi, alle vostre maternità, al potervi prendere cura dei vostri figli, a farvi svendere al miglior (o meglio peggiore, dipende dai punti di vista) offerente sul mercato, che anche del più misero diritto ne fa carta straccia. Le ragazze che verranno “assunte” saranno forse più vittime di me, non assaporeranno la tranquillità dei più semplici diritti, quello alla salute e al potersi curare e nel momento in cui dovranno decidere se andare a lavoro stando male e mettendo a rischio la salute dei bambini o stare a casa senza ricevere la “paghetta oraria”, forse il rispetto verso l’altro (bambini compresi) verrà a mancare perchè chi vive senza diritti ed è costretto a farsi sfruttare e calpestare è facile che si senta autorizzato a farlo nei confronti degli altri. Mi domando, voi tutti, come madri, come genitori e come persone come possiate mettere in pratica un’azione del genere”.

“Io ho sempre pensato che assessori e responsabili dei servizi sociali si occupassero di servire il sociale e di difendere i diritti dei cittadini e non di calpestarli e di comunicare per telefono, come è stato fatto con la sottoscritta, che il nuovo personale della nuova cooperativa avrebbe avuto solo contratti a progetto e a partita iva, tutte ragazze senza esperienza e che confidava sul fatto che essendo laureate “non scanneranno di certo i bambini” come se fosse qualcosa di cui andare fiera, affermando che la nostra situazione lavorativa non era di certo un suo problema.
Tra l’altro, basta verificarlo sul sito del Comune di S. Olcese, il capitolato dei nidi relativi all’appalto prevedeva espressamente che il concessionario/affidatario fosse tenuto al rispetto e all’applicazione di tutte le disposizioni previste nel CCNL di settore e delle eventuali integrazioni Provinciali e Regionali, quindi anche all’applicazione dell’Art. 37 del CCNL delle Cooperative Sociali che tutela proprio i lavoratori in caso di subentro nell’appalto di nuovi appaltatori, perchè state ignorando la questione?”.

“Perchè la Cooperativa Moby Dick non dovrebbe sottostare all’art. 37? Perchè è stata accertata la partecipazione all’appalto di una cooperativa non iscritta all’albo Regionale delle Cooperative (almeno a quanto ho saputo dai sindacati) quando nella domanda di partecipazione era espressamente previsto l’autocertificazione dell’iscrizione all’Albo?
E’ stata accettata una dichiarazione mendace? Spero di ottenere qualche risposta a queste domande”.

Agnese Corrias