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Lettera al direttore

Banca Carige: lettera aperta del presidente della Fondazione Flavio Repetto

Con il consueto garbo e con l’intelligenza che lo contraddistingue, Piero Ottone è intervenuto sul “caso Carige” chiedendo, in considerazione dell’importanza della Banca e della Fondazione per Genova e la Liguria, chiarezza e spiegazioni pubbliche.

La sollecitazione di Ottone, per amore di verità e dell’interesse della comunità territoriale di appartenenza della Banca, impone di fornire non solo risposte alle domande da lui poste ma anche precisazioni utili alla conoscenza dei fatti e della situazione.

1. Le condizioni della Banca. Carige è solida, ha i fondamentali sani, dispone di personale capace e dotato di grande dedizione. In seguito alle due ispezioni dell’Autorità di Vigilanza – quella generale è terminata poche settimane fa – sono stati adeguati gli accantonamenti per i crediti e, con il rafforzamento patrimoniale di 800 milioni voluto dalla stessa Banca d’Italia, Carige può affrontare una nuova fase di sviluppo. Il rafforzamento patrimoniale, infatti, è funzionale soprattutto all’assolvimento dei requisiti di Basilea III in relazione al livello assunto da Carige in ambito europeo. I clienti, i dipendenti e gli azionisti della Carige possono stare tranquilli e avere fiducia sul futuro della Banca.

2. Perdite e niente dividendo. La perdita di 63,2 milioni nel bilancio consolidato 2012, la conseguente mancanza di dividendo e il “rosso” dell’ultima semestrale hanno generato preoccupazioni e interrogativi su Carige. A parte le difficoltà comuni a tutte le banche, Carige paga anche carenze gestionali e scelte sbagliate proprie con particolare riguardo alle partecipazioni nelle Società di assicurazione che hanno provocato ingenti perdite e che non sono state tempestivamente dismesse e solo di recente sono state poste in vendita. Ne è derivato un costo complessivo di circa 740 milioni di euro, i cui effetti sono stati aggravati da un eccesso dell’espansione (ancora nel 2010 ha comprato, a caro prezzo, 22 sportelli da Mps). Insomma, Carige ha commesso errori, ma non è in crisi.

3. Il rafforzamento patrimoniale. Il Consiglio di Amministrazione di Banca Carige, all’unanimità, nel marzo scorso ha deliberato di far fronte agli 800 milioni richiesti da Bankitalia innanzi tutto con dismissioni (Assicurazioni in primis) per evitare di chiedere ulteriori sacrifici agli azionisti, che hanno già fatto la loro parte nel 2008 (un miliardo di euro), hanno subito la penalizzazione della conversione anticipata del prestito obbligazionario 2010-2015 da 400 milioni e hanno visto crollare la quotazione del titolo a causa anche della permanenza di incertezze sull’eventuale aumento di capitale. E’ noto che la Borsa premia le certezze: quindi, si confida che, conclusa l’operazione, i valori di Borsa torneranno a riflettere quello effettivo di Carige.
4. Progetto Unipol. A fine luglio è emerso sorprendentemente un progetto che prevedeva per il rafforzamento patrimoniale una soluzione diversa da quella deliberata all’unanimità dal Consiglio del 19 marzo e ampiamente pubblicizzata nei confronti dell’azionariato: la Banca avrebbe emesso oltre 800 milioni di nuove azioni a favore del Gruppo Unipol in cambio dell’apporto dell’80% di Unipol Banca da parte della sua controllante, che così avrebbe ottenuto circa il 27,5% di Banca Carige, diventandone il maggior azionista dopo la Fondazione, la cui quota sarebbe calata dal 46,6% al 34. Il progetto prevedeva, inoltre, la cessione delle due Compagnie assicurative di Carige al Gruppo Unipol, nel frattempo diventato socio. L’operazione, subito sconfessata dal Vertice di Unipol, che ha dichiarato di esserne ignaro, comunque avrebbe comportato un danno gravissimo alla Fondazione.

5. Nuova “governance”. Tra fine luglio e l’inizio di agosto, la maggioranza dei consiglieri di Banca Carige si è dimessa motivando l’atto con “l’esigenza di conferire un nuovo assetto alla governance della Banca, in conformità alle generali linee di indirizzo della Vigilanza”. Quindi, nessuna lotta di potere, nessun duello personale, nessuna contrapposizione tra Vertice della Banca e Fondazione. A questo punto, dunque, si è reso necessario un cambio tempestivo di governo della Banca e responsabilmente la maggioranza dei suoi componenti l’ha avviato.

6. L’azionista Fondazione. Contrariamente a quanto affermato da alcuni insipienti, Fondazione Carige rispetta pienamente la legge che vieta alle Fondazioni con patrimonio superiore ai 200 milioni di avere il controllo di una Banca: possiede meno del 50% di Carige (ha il 46,6%) e non ha patti con altri soci, il numero dei Consiglieri di amministrazione nominati con i suoi voti è pari alla metà meno uno dei membri del Consiglio e in assemblea vota per la metà meno uno dei presenti. Le Autorità di Vigilanza ne sono perfettamente a conoscenza e anche di recente hanno mostrato di ritenere che tali limitazioni dei poteri della Fondazione sono conformi alle prescrizioni di legge. Ovviamente, i Consiglieri nominati dalla Fondazione agiscono nell’esclusivo interesse della Banca e non hanno alcun vincolo di mandato, come dimostrato ancora recentemente dalle dimissioni di soli quattro sui sette membri designati dalla Fondazione. Quest’ultima non interferisce sulla Banca né direttamente né indirettamente, ma svolge la sua funzione di azionista che doverosamente cura il suo investimento – oltre 690 milioni solo negli ultimi sei anni – e gli interessi della comunità di cui è espressione.

7. L’operazione Ior. Nel 2010, la Banca ha emesso un prestito convertibile del valore di quasi 400 milioni; la Fondazione ha aderito per 32,8 milioni rendendo disponibili i suoi restanti diritti a favore di Fondazione Crt e dello Ior, che hanno sottoscritto rispettivamente per 60 e 100 milioni. Il trasferimento dei suoi diritti a Crt e Ior era motivato dalla volontà della Fondazione di rafforzare la compagine societaria di Carige con due soggetti forti. Avendo lo Ior deciso di non convertire le sue obbligazioni, queste sono state ritrasferite alla Fondazione. L’operazione non ha generato alcuna perdita o profitto per la Fondazione. E’ così che la quota di capitale della Fondazione si è attestata al 46,6%. In ogni caso, anche in tale occasione la Fondazione ha ribadito la propria disponibilità a ridurre la propria partecipazione in funzione dell’ingresso nella compagine sociale della Banca di uno o più soci con potenzialità idonee a favorirne lo sviluppo, ciò naturalmente nei tempi e nei modi condivisi dai suoi Organi, cioè i Consigli di amministrazione e di indirizzo.

8. Compiti istituzionali. Oltre ad accompagnare lo sviluppo della Banca, la Fondazione continua a svolgere i suoi compiti istituzionali: dal 2007 al 2012 ha stanziato quasi 130 milioni per attività statutarie e per le stesse ha ancora la disponibilità di 184,8 milioni; in più, nello stesso periodo, ha aumentato il suo patrimonio netto da 846 milioni a oltre un miliardo, grazie a una gestione che la pone in testa per redditività (nel 2012 l’avanzo è stato di 67,2 milioni) tra le dieci fondazioni italiane con più patrimonio. Nel rispetto di tutte le istituzioni e con spirito sempre collaborativo, Fondazione Carige è impegnata a mantenere la sua indipendenza e la sua autonomia.

Flavio Repetto
Presidente Fondazione Carige

Genova, 28 Agosto 2013