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Cronaca

Strage in Egitto, i volontari di Music for Peace bloccati da 16 giorni: “Dobbiamo arrivare a Gaza”

music for peace

Egitto. “Scontro a fuoco questa mattina all’alba nelle vicinanze della caserma della guardia presidenziale dove i sostenitori di Morsi presumono sia tenuto in custodia l’ex presidente. 42 vittime accertate e oltre 300 feriti”. Mentre l’esercito spara ai manifestanti pro Morsi, provocando una strage, sono ormai sedici i giorni di blocco per il convoglio umanitario di Music for Peace fermo ad Alessandria di Egitto.

I 5 volontari, Stefano Rebora, Valentina Gallo Afflitto, Alvaro Daniel Gando Saenz, Claudia d’Intino e Sandra Vernocchi hanno subito uno stop forzato per le rivolte del popolo contro e a favore dell’ormai deposto governo. La loro testimonianza arriva quotidianamente o quasi tramite i social network e la rete. Un diario di bordo che da sedici giorni parla solo di Egitto e delle difficoltà crescenti che il gruppo genovese sta affrontando in attesa di arrivare a destinazione.

E’ stata proprio una difficoltà burocratica per uno dei mezzi della carovana ad avere allungato le tempistiche di espletamento documenti, accompagnando i cinque volontari in uno dei periodi più caldi della storia egiziana.

Le violenze e le proteste a cui hanno assistito per giorni non hanno fatto cambiare gli obiettivi di Music for Peace: consegnare il materiale raccolto grazie all’aiuto di tutta Italia e focalizzare l’attenzione sulla negazione dei Diritti Umani.

“La Striscia di Gaza ha, a oggi, l’accesso dal mare negato, la parte di terra delimitata da filo spinato, mezzi militari e torrette al cui interno soldati controllano che nessuno esca o entri – spiegano i volontari in una nota diffusa oggi – I valichi ufficiali sbarrati per l’ingresso dei materiali e i varchi non ufficiali, i tunnel, chiusi. L’approvvigionamento di materiale inizia a venir meno. Persone del posto comunicano che ‘la spesa quotidiana diventa problematica. Poca disponibilità e massimo costo’”.

Trattandosi di un convoglio umanitario, dovrebbe essere consentito, da parte italiana ed egiziana, un canale preferenziale atto ad autorizzare il transito su suolo egiziano, come per altro previsto dalla Quarta Convenzione di Ginevra. Invece al momento nessuno intende “assumersi la responsabilità di autorizzare il transito dei materiali”. Va, inoltre, ricordato che i container custodisco anche medicinali per oltre 200 mila euro di valore e rischiano di deteriorarsi qualora lo stop sia prolungato maggiormente.