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Cronaca

Stavano assistendo a un processo nei confronti di loro amici, ma erano da tempo ricercati dalla giustizia

palazzo di giustizia tribunale genova

Genova. Bisognerà capire se anche questo fatto accaduto ieri al Tribunale di Genova deve essere annoverato tra i casi di mala-giustizia. In realtà, le  interpretazioni potrebbero essere due: da una parte un sistema che è inefficace (non inefficiente, ma inefficace), dall’altra la presenza di una parte di delinquenti (stando alle leggi dello stato non possono che essere definiti così), che si sente impunita e invincibile.

Ieri mattina, mentre si svolgeva il processo per direttissima a tre cittadini originari dell’Europa dell’Est, responsabili di furto con destrezza in concorso, ha partecipato al dibattimento davanti all’aula di Giustizia un considerevole numero di cittadini romeni.

Gli agenti hanno richiesto l’invio di una pattuglia per accertare le generalità degli astanti. Intervenuta la volante ed effettuati i controlli (in totale sette uomini ed una donna di origine romena, di età compresa tra i 24 e 42 anni) il risultato è stato quantomeno sconcertante.

Nel nutrito gruppo di persone che stava assistendo al dibattimento, in un luogo di “Giustizia” presidiato, tutti avevano precedenti penali per reati contro il patrimonio. Ovviamente, se uno ha pagato i propri debiti con la giustizia non è un problema. Gli accertamenti però, hanno scoperto che a carico di un 33enne risultavano due provvedimenti di cattura, uno riguardante “la revoca di decreto di sospensione di ordine di esecuzione per la carcerazione e ripristino dell’ordine medesimo”, emesso a novembre 2010 dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte d’Appello dell’Aquila ed uno relativo ad un “ordine di esecuzione per la carcerazione con rideterminazione della pena da espiare”, emesso dalla stessa Corte d’Appello nel luglio 2011, per l’espiazione della pena di mesi 6 e giorni 18 di reclusione ed per tanto è stato accompagnato presso la Casa Circondariale di Marassi.

Inoltre, tra le persone controllate, è emerso che un giovane di 27 anni, già accompagnato coattivamente in Romania dal personale della Questura di Palermo nel 2012, era inottemperante al divieto di reingresso sul Territorio Nazionale, valido sino ad aprile 2017, e per questo motivo è stato denunciato alla competente Autorità.

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