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“Eh niente, buttato giù la torre… saranno tutti morti”. Tragedia di Genova, le voci sulla Jolly Nero prima dello schianto foto

Genova. Le trascrizioni del Vdr della Jolly Nero, la scatola nera della nave, restituiscono le voci dei protagonisti della tragedia del porto di Genova. Voci, ordini,
nomi, in un crescendo di concitazione, fino ad arrivare al terribile schianto e al crollo della torre piloti.

A quasi due mesi esatti dalla strage, riemergono, dalle indagini della Procura di Genova, i momenti e le frasi più drammatiche della tragedia. “Eh niente, buttato giù la torre
dei piloti… saranno tutti morti”. E’ il comandante del Jolly Nero, Roberto Paoloni, a parlare, pochi istanti dopo l’impatto.

Poco dopo Anfossi chiama il capo Piloti del porto, Giovanni Lettich: “Sì Giovanni, ho buttato giù la torre dei piloti. E’ successo un disastro”. Subito dopo è Paoloni a chiamare Giampaolo Olmetti,
consigliere di amministrazione con delega all’armamento della società Ignazio Messina. “C’è stato un grosso incidente… Siamo andati addosso a una banchina… Abbiamo buttato giù la torre piloti…”.

Alle 21.01 il primo ufficiale Repetto chiede: “Partiti?”. Il comandante Paoloni risponde: “Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre… Bisogna farsi il segno della croce. Specialmente poi quando fanno servizi di bordo… la Solas, la visita scafo-macchina. C’è da mettersi le mani nei capelli”.

Frasi rese note poche ore dopo la notizia che, nei minuti che precedettero la tragedia, il primo ufficiale della Jolly Nero Lorenzo Repetto, avvallato dal comandante Roberto Paoloni e dal pilota Antonio Anfossi, avrebbe interrotto la comunicazione continua tra la plancia e la sala macchine. Questo, nonostante il contagiri del motore non fosse funzionante e la delicatezza della manovra, unita anche alla velocità con cui la Jolly si apprestava a invertire la rotta.

Secondo il Gip nonostante il fatto che il continuo collegamento tra la plancia e la macchina, fosse fondamentale, “il comandante e il pilota avvallarono la scelta del primo ufficiale Lorenzo Repetto di interrompere volontariamente il contatto con la sala macchine durante la manovra”. In pratica, secondo la tesi della Procura, il primo ufficiale chiamò la sala macchine intorno alle 22.35 mentre la nave navigava in retromarcia nel canale di calma, impartendo alcuni ordini e poi dicendo “Butto giù, ci sentiamo se c’è qualcosa”, interrompendo in questo modo “la comunicazione in continuo con il direttore di macchina e scegliendo di basarsi solo su una comunicazione in negativo”. Come dire, pur in presenza del contagiri che non funzionava, si scelse di non restare in comunicazione costante con la sala motori.

Dall’esame del Vdr emerge inoltre che il comandante Roberto Paoloni a 75 metri dall’impatto avrebbe impartito il comando “Pronti sulle ancore” ma queste sarebbero state calate effettivamente solo a 25 metri da Molo Giano. Troppo tardi. Tante voci nella scatola nera della Jolly, che gli investigatori della Polizia Postale hanno ordinato e decifrato e che da domani saranno a disposizione degli avvocati difensori.

Dall’audio dei microfoni collegati al Vdr ci sarebbe anche il suono dall’allarme in plancia, una sorta di cicalino, che avrebbe avvertito del malfunzionamento del motore, cicalino che a un certo punto, prima dell’impatto, è stato spento. Fra le voci, quella dell’ufficiale di poppa che avverte dell’avvicinamento con il molo “150 metri”, “100 metri”, “50 metri” e poi il rumore, inconfondibile, dell’impatto e del crollo della torre in mare, con 9 persone dentro.