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Carbone e decessi, Istituto Superiore Sanità boccia lo studio Greenpeace e Somo: “Conclusioni prive di fondamento”

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Il Ministero della Salute ha fatto esaminare lo studio che Greenpeace e SOMO hanno realizzato a proposito dell’impatto delle centrali a carbone sulla salute. La valutazione tecnica dell’Istituto Superiore di Sanità di fatto stronca il report dell’istituto olandese, preso a modello dall’associazione ambientalista: “Le conclusioni del rapporto SOMO ‘Enel, il carbone costa un morto al giorno’ sono ad avviso dell’Istituto prive di significato per quanto attiene la stima dei decessi prematuri attesi”. E’ quanto specifica il dottor Giuseppe Ruocco, direttore generale del Dipartimento Prevenzione del Ministero.
L’analisi di SOMO prende in considerazione la metodologia EEA (European Environmental Agency) che, però, per l’organo scientifico del Sistema Sanitario Nazionale non può essere assunta a modello. Questo il parere: “L’EEA costituisce un importante strumento a disposizione dei decisori per comparare i costi attribuibili alle emissioni industriali e sviluppare a livello continentale adeguate politiche ambientali. Tuttavia la numerosità ed entità delle sorgenti di incertezza che caratterizzano il suo approccio e la drasticità delle assunzioni adottate, necessarie per modellizzare i fenomeni che sono alla base del complesso rapporto tra emissioni industriali ed esiti sanitari, ne sconsigliano l’applicazione su singole installazioni e non consentono l’uso dei suoi risultati come valori assoluti”.
Lo studio SOMO estende la propria analisi a tutte le centrali termoeletiriche a carbone di Enel in Italia ed in Europa, e a tutte le centrali alimentate a combustibili fossili di Enel in Italia. Nell’analisi i decessi prematuri attribuibili alle centrali alimentate a combustibili fossili operanti in Italia sono quantificati in 460 per anno.

“Le valutazioni condotte nello studio stimano il numero di decessi prematuri dovuti alle emissioni prodotte dalle centrali Enel, applicando metodologie sviluppate in studi europei condotti su larga scala e principalmente dedicati a valutazioni costi-benefici finalizzate a supportare le politiche comunitarie ed internazionali sull’inquinamento atmosferico, ed il conseguente processo decisionale. Il documento europeo ampiamente informa sugli obiettivi del modello usato, descrive le numerose incertezze che affliggono i risultati delle studio ed evidenzia come i risultati abbiano significato più sul piano della comparazione (‘decision making’ in condizioni di incertezza) che come valori assoluti” spiega l’Istituto Superiore di Sanità.
Dati sulle emissioni troppo eterogenei, mancata considerazione delle efficienze degli impianti, eccessiva semplificazione e generalizzazione nel valutare la dispersione degli inquinanti: questi i punti contestati dall’organo tecnico-scientifico nazionale di salute pubblica, che quindi boccia l’impianto complessivo dello studio SOMO, ripreso da Greenpeace.
“Uno studio che affronta la difficile e delicata problematica della quantificazione degli esiti sanitari associati all’esposizione ad inquinanti emessi da specifici impianti, non può prescindere da una caratterizzazione delle emissioni (temperatura, portata, geometria delle sorgenti, concentrazione dei contaminanti, ecc.) e del territorio (distribuzione della popolazione e densità, meteorologia, orografia) molto accurata. Gli esiti patologici connessi all’inquinamento ambientale sono infatti funzione della qualità dei comparti ambientali (aria, acqua, suolo) e delle numerose variabili socio-economiche che, influenzando i comportamenti degli individui, agiscono significativamente sull’esposizione umana e conseguentemente sui rischi per la salute” si legge ancora nel parere dell’Istituto Superiore di Sanità.