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Alluvione 2011, dalle carte dei Pm le responsabilità sulla tragedia

Genova La tragica alluvione del 4 novembre 2011 provocò sei vittime e il ferimento di due persone, travolte dall’onda di piena del rio Fereggiano, che poi hanno presentato querela. Lo ha spiegato questa mattina il procuratore capo di Genova, Michele Di Lecce. Una, secondo quanto rivelato, ha riportato frattura del malleolo e costali, guaribili in 40 giorni e l’altro contusioni multiple e ipotermia, guaribili in 20 giorni.

L’avviso di conclusione indagini preliminari per l’alluvione del 4 novembre 2001, intanto, è stato inviato a sei indagati: l’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, l’ex assessore alla Protezione civile Francesco Scidone, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte, Pierpaolo Cha e Sandro Gambelli e Roberto Gabutti, referente delle organizzazioni di protezione civile. I due procedimenti relativi all’inchiesta sull’alluvione, separati in un primo momento, sono stati riunificati: agli esponenti politici e ai tre funzionari comunali sono ora contestati i reati di falso e omicidio colposo, mentre a Gabutti, ritenuto in posizione più marginale dagli inquirenti, solo falso e calunnia.

A questi si deve poi aggiungere la calunnia in riferimento al volontario di protezione civile, Andrea Mangini, indicato come presente al momento dell’esondazione del Rio Fereggiano, posizione rivelata poi infondata. Mangini ha infatti smentito la versione degli indagati testimoniando di aver telefonato per segnalare lo stato di un torrente, ma non il Fereggiano e non all’ora indicata nei documenti del Comune, e di essere stato invece bloccato nel traffico con la sua squadra al momento della piena.

Ecco gli elementi sostanziali della contestazione, contenuti nell’Acip. “Pur nella consapevolezza dell’elevata criticità della situazione idraulica complessiva del rio Fereggiano, a causa dell’insufficiente sezione dei tratti tombinali e delle strettoie, e a fronte di una situazione metereologica estrema, con riferimento alle precipitazioni attese la mattina del 4 novembre in zona soggetta a esondazione, tanto che il prefetto di Genova aveva predisposto dalle 22 lo stato di allerta 2 […]”, gli indagati “omettevano di disporre la chiusura delle scuole, quantomeno nelle zone a rischio esondazione” così come “qualsiasi iniziativa per disciplinare o vietare il transito e il parcheggio dei veicoli e delle persone nelle aree soggette a esondazione”, provvedimenti che avrebbero evitato gli eventi luttuosi.

“Nella consapevolezza della gravissima situazione meteorologica in atto nella zona del Fereggiano a partire dalle 10, con precipitazioni intensissime che si protraevano”, si legge ancora nelle carte, gli indagati “omettevano di disporre che i responsabili degli istituti scolastici, perlomeno quelli in zona a rischio esondazione, vietassero l’uscita degli alunni fino al cessato allarme”. Omettevano inoltre “di assumere qualsiasi iniziativa finalizzata a tutelare la pubblica incolumità” e a “informare la popolazione circa l’imminente pericolo, pur avendo appreso dalla polizia municipale, fin dalle 11.56, la gravità della situazione in atto e l’imminente esondazione del Fereggiano che avrebbe consentito di evitare eventi luttuosi”.

I falsi sono sostanzialmente tre imputati a vario titolo agli indagati, sia cioè come autori materiali sia come concorrenti morali. Il primo è quello relativo alla predisposizione del falso bollettino di aggiornamento del monitoraggio dei corpi idrici relativi al rio Fereggiano. Il secondo è la nota inviata alla procura di Genova, il terzo “per aver indetto in errore i componenti della commissione speciale per i recenti eventi alluvionali,” istituita con delibera del consiglio comunale successiva ai fatti.