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Economia

Liguria, un Piano Giovani per prevenire la dispersione scolastica e la disoccupazione

disoccupazione

Regione. “Dai dati che emergono risulta che dal febbraio 2013 fra i disoccupati il 33,8 per cento sono giovani fra i 15-34 anni mentre fra gli inoccupati, cioè fra quelli alla ricerca del primo lavoro, la percentuale nella stessa fascia di età si attesta sul 45 per cento. Sul complesso dei disoccupati e inoccupati i giovani fra i 15 e i 34 anni sono il 36 per cento”. Lo ha detto l’assessore regionale Enrico Vesco durante il dibattito in Consiglio regionale sulla disoccupazione giovanile e l’abbandono scolastico.

Per favorire l’accesso al lavoro dei giovani è necessario intervenire, secondo l’assessore, in due direzioni: eliminare le cause strutturali che bloccano l’accesso al lavoro e al credito, necessario per sviluppare nuove imprenditorialità ed eliminare la crescente separazione fra scuola e lavoro, combattere i pesanti tassi di abbandono scolastico.

L’assessore ha ricordato il Piano straordinario per i giovani finanziato con 20 milioni di euro, volto a sviluppare una politica regionale che prevenga la dispersione scolastica e garantisca l’occupazione dei giovani. Il piano si compone di 16 azioni frutto di un’analisi ragionata delle migliori esperienze fatte a livello regionale, nazionale ed europeo. Obiettivo fondamentale è non generare contrapposizioni fra le generazioni e dare opportunità di crescita per tutti.

“Fra le varie azioni del Piano giovani – ha spiegato Vesco – la più importante è il programma sperimentale integrato di interventi per la promozione dei tirocini e dei contratti di apprendistato che mette a disposizione circa 2 milioni e mezzo di euro. Gli interventi attivabili sono: un percorso di primo ingresso al lavoro per i giovani che ancora frequentano scuola o università; un percorso per i giovani fino a 30 anni ormai fuori dal sistema scolastico; percorsi di assunzione destinati a giovani fra i 31 e 35 anni inoccupati o disoccupati. Ai giovani che partecipano al percorso è erogata per tutto il periodo di svolgimento del tirocinio un’indennità di partecipazione di 500 euro mensili. Tale importo è a carico di Regione Liguria per i primi tre mesi, per un totale di 1500 euro e del datore di lavoro per gli ultimi tre mesi per un totale di ulteriori 1500 euro. Il datore di lavoro che proceda all’assunzione riceve dalla Regione il rimborso dei 1500 euro spesi negli ultimi tre mesi di tirocinio. Nel caso di assunzione a tempo indeterminato viene inoltre concesso un contributo di 2200 euro per il percorso di primo ingresso al lavoro e per il percorso di inserimento o reinserimento”.

“Oggi il nostro sistema di orientamento professionale è troppo autoreferenziale e sganciato dal concreto mercato del lavoro. Questo aggrava il preoccupante fenomeno dell’abbandono scolastico e del precariato – ha aggiunto l’assessore regionale alle attività produttive Renzo Guccinelli -. Abbiamo immaginato che in futuro l’orientamento segua percorsi a filiera: quella produttiva, dei servizi, l’economia del mare, la green economy, e così via integrando periodi di stage in azienda nel processo formativo con un’integrazione fra scuola dell’obbligo e impresa”. Secondo l’assessore “occorre avviare processi di apprendistato durante il periodo dell’obbligo scolastico e creare l’apprendistato in fase di alta formazione che è una novità assoluta nel paese, con un’alternanza scuola – lavoro che consenta di creare una continuità fra scuola e azienda. Pensiamo ad 8 poli di ricerca e innovazione che guardino alla tecnologia marina, ai trasporti, all’automazione intelligente e facciano capo ai due distretti industriali del mare e dell’information technology. In ogni caso non dobbiamo guardare alla formazione con un’unica lente, quella dell’attuale struttura occupazionale. Già oggi l’analisi del mercato del lavoro in Liguria ci dice che complessivamente il numero e il tipo di laureati che produciamo è superiore alla domanda sul territorio. Sappiamo invece che in alcuni campi, l’estetica e l’assistenza fra gli altri, abbiamo un’offerta di specialisti insufficiente. Occorre quindi capire di quali professionalità avremo bisogno in futuro e sviluppare sul territorio un sistema che ci consenta di avere professionisti competitivi sul mercato globale”.