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Cronaca

Le istituzioni tacciono e i Comitati No Gronda proseguono la lotta: “Pronti a una pioggia di ricorsi”

Genova. L’ultimo ricorso dei Comitati No Gronda, assistiti dall’avvocato Daniele Granara, è stato presentato due anni fa e ad oggi non sono ancora arrivate risposte dalle istituzioni.

“Il ricorso è già stato esposto ampiamente e l’ultimo atto impugnato è la delibera della giunta regionale del 7 dicembre 2012, che ha espresso parere favorevole sulla Via nazionale, che è in corso e il cui risultato non è ancora noto – spiega l’avvocato Granara – Poi avevamo già presentato un ricorso contro l’approvazione del progetto preliminare e contro tutti gli atti successivi che hanno espresso volontà favorevole sulla realizzazione di quest’opera, che riteniamo irrealizzabile sia in termini tecnici che dal punto di vista del disagio per la popolazione”.

Secondo quanto spiega il legale, la complessità del procedimento è pari alla complessità dell’opera. “Finché non ci sarà un atto che preluda con certezza ad un’esecuzione dei lavori, la decisione del Tar dovrà essere procrastinata. Noi ci auguriamo che il procedimento si concluda subito in senso negativo, ma altrimenti ad ogni passo in avanti presenteremo nuovi ricorsi per far prendere le decisioni ai giudici amministrativi”, conclude.

Intanto, la rabbia cresce tra i gli abitanti di quel territorio, che ad oggi non sanno nulla su quanto accadrà veramente. “Siamo pronti presentare altri eventuali ricorsi e a scendere in piazza come abbiamo già fatto – dichiara Roberto Campi, coordinamento dei Comitati No Gronda – Se si dovesse fare il referendum, poi, chiediamo che venga fatto tra le persone interessate, quindi sulla Valpolcevera e sul Ponente, senza chiamare gente che abita ad est della Lanterna e non sa neanche dove sono i posti. Noi il territorio lo conosciamo da generazioni e in questi anni lo abbiamo conosciuto ancora meglio e possiamo dire che non è in grado di reggere più niente”.

Secondo i comitati, la Gronda rischia di essere un pezzo di viadotto senza capo né coda e di rimanere un’opera incompiuta come tante altre in Europa e in Italia.

“Poi c’è il discorso dell’amianto, che non può essere estratto senza creare problemi alla salute della popolazione”, conclude Campi. Un altro punto focale che gira intorno alla realizzazione di quest’opera, un’altra spada di Damocle che grava sulla testa dei cittadini, fortemente preoccupati per eventuali conseguenze sulla propria salute.