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Genova, al cinema Sivori debutta “Tra cinque minuti in scena”: opera prima della regista emergente Laura Chiossone foto

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Genova. Partono da Arenzano le origini di Laura Chiossone, giovane regista con già alle spalle una corposa gavetta di cortometraggi, spot pubblicitari, videoclip musicali, nonché documentari storici e sociali, tutti all’altezza del suo cognome, che a Genova richiama subito alla memoria Edoardo (l’artista che incise il primo yen giapponese, la cui collezione d’arte orientale fa bella mostra al Museo all’interno di Villetta Di Negro) e David (brillante scrittore di commedie e racconti, fondatore tra l’altro dell’Istituto dei Ciechi che porta il suo nome).

Fra i videoclip musicali, con i quali Laura ha iniziato il suo lavoro di regista, ve n’è uno ambientato nei ‘carruggi’ della Genova vecchia, con immagini girate con fotografie consequenziali, che danno un’idea particolare e piacevole del movimento, che ci piace segnalare. Le riprese mostrano i vicoli attorno a via Prè, Porta di Vacca, il caratteristico frontale in bianco nero della Chiesa di San Lorenzo, il porto mercantile zeppo di gru e container… tanti spicchi di città, che portano a galla la “genovesità” dell’artista, intesa come radici, anche se è a Milano che è nata, vive e lavora. La canzone è degli Otto Ohm: “Domani”, dolce e bella da ascoltare, mentre scorrono le immagini di Genova davanti agli occhi, ricche del fascino particolare dei suoi vicoli e della sua gente.

Tra i cortometraggi la menzione d’obbligo va a “La piattaforma”, girata ad Arenzano (winner dl un Tellaro Festival Film) e per “Broadcast” (che ha visto il debutto nel cinema di Paola Barale, in un’insolita ed imbruttita veste di una vecchia sopravvissuta alla fine del mondo).

Tra i suoi lavori più apprezzati non si può non citare “Necesitas algo, nena?”, girato a Buenos Aires col patrocinio di Amnesty International e della Regione Calabria, che tratta il drammatico tema dei “desaparecidos” argentini, coperto – all’epoca – dai generali argentini con il “battage” pubblicitario dei Campionati del Mondo di calcio nel 1978.

Altro documentario di valore è quello – recentemente girato per la Provincia di Milano – dal titolo “In famiglia, vivere con la badante”, che mette in luce le problematiche d’assistenza ai genitori non più autosufficienti. Un video che arriva decisamente nel profondo dello spettatore, come é nello stile della regista, che riesce ad affrontare questo difficile argomento, in cui tutti siamo coinvolti, anche con un’ironia che strappa sorrisi, misti a commozione.

E’ partendo da questo tema che nasce l’idea di mettere in cantiere “Tra cinque minuti in scena”, una commovente storia di dipendenza fra madre (non più autonoma) e figlia (attrice) in un gioco di scatole cinesi, dove mixando documentario, teatro e fiction, la regista racconta – con padronanza della materia e sensibilità non comune – l’amore e la fatica che comporta l’assistenza ad un anziano, dando respiro all’umanità insita in ognuno di noi.

Non di meno, il film mette in luce le difficoltà, tutte italiane, del fare teatro, ove le sale chiudono e le compagnie si sciolgono. Unanimi le critiche nell’elogiare la forza del messaggio dell’ottimo cast (Gianna Coletti e la sua straordinaria mamma Anna, Gianfelice Imparato, Luca Di Prospero, Anna Canzi, Elena Russo Arman e Urska Bradaskia) di questo film coraggioso e spiazzante, con una sarcastica ironia che fa sorridere anche di fronte alle nostre angosce.

Il film, che uscirà nelle sale il prossimo 27 giugno (a Genova al cinema Sivori), impreziosito da una fotografia di gran classe da parte di Alessio Viola e Francesco Carini, è stato premiato in Francia al Festival di Annecy e in Italia al “Concorso Rivelazioni Cinema Italiano visto da Milano” e la sua storia sembra riflettersi in uno specchio, con alternanze continue, fra realtà e finzione, in cui la regista si districa brillantemente.

Claudio Nucci