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Contestazione all’ad di Trenitalia Moretti: procura chiede archiviazione per il ferroviere Antonini, altri 24 verso processo

Genova. Il pubblico ministero Francesco Cardona ha chiesto l’archiviazione per il ferroviere Riccardo Antonini, consulente dei famigliari delle vittime della strage di Viareggio accusato dall’ad di Trenitalia Mauro Moretti (sui cui pende attualmente una richiesta di rinvio a giudizio proprio per la strage del 29 giugno 2009) di averlo ingiuriato nell’ambito della contestazione che si svolse a Genova il 9 settembre 2011.

La posizione di Antonini è stata stralciata da quella degli altri indagati (erano in tutto 25) per aver interrotto l’intervento del numero uno delle ferrovie dello Stato invitato alla festa del Partito demoscratico per parlare di alta velocità. Non ci sono prove che sia stato lui ad ingiuriare Moretti, dice in sostanza la Procura.

I fatti. Moretti arrivò a Genova alla festa del Pd per partecipare a un dibattito sull’alta velocità. Dibattito però annullato a causa delle contestazioni da parte di un gruppo di No Tav: molte urla e altrettanti insulti, che constrinsero l’ad di Trenitalia a una precipitosa fuga da Genova, protetto dalla polizia oltre che dalla scorta di Rfi. Ma a Genova quella sera non c’erano solo gli antagonisti genovesi a contestare Moretti, bensì anche un nutrito gruppo di parenti delle vittime della strage di Viareggio, arrivati in pullman per una manifestazione assolutamente pacifica: chiedevano giustizia per i loro morti, con le foto delle 32 persone decedute nell’incidente ferroviario del 29 giugno 2009. Tra loro anche Riccardo Antonini, dipendente (allora) di Rfi in qualità di tecnico della manutenzione e consulente di parte civile nell’incidente probatorio sulla strage.

Nei verbali e nelle relazioni di servizio della Digos genovese, che identificò subito una quindicina di persone (poi salite a 24) Antonini, che con il megafono chiedeva insieme ai viareggini le dimissioni di Moretti, non viene mai nominato né tantomeno descritto come violento o facinoroso. Ma il ferroviere era da tempo nel mirino dell’azienda. Già diffidato dalle Fs con una lettera del luglio 2011 che gli intimava di lasciare il suo ruolo di consulente nel processo per la strage, poi sospeso per 10 giorni nel mese di agosto per lo stesso motivo, è entrato nel novero degli indagati proprio sulla base di una denuncia dello stesso Moretti che scrive in querela che Antonini gli avrebbe urlato: “Perché mi hai sospeso? Hai il coraggio di licenziarmi? E’ forse perché mi occupo delle famiglie di Viareggio? […] Sei un vigliacco, un assassino, un pezzo di m…”

Non solo. Dopo l’episodio Riccardo Antonini venne licenziato in tronco, per giusta causa a solo un anno dalla pensione. Per le Fs la ragione del licenziamento starebbe proprio nelle contestazioni genovesi “in particolare per le gravi ingiurie e i pesanti insulti rivolti direttamente all’Amministratore Delegato Mauro Moretti, nel corso di un dibattito pubblico nell’ambito di una manifestazione organizzata dal Pd e tenutasi a Genova il giorno 9 settembre” si legge in una nota di Rfi del 7 novembre 2011. Ma Antonini ha sempre affermato il contrario, e cioè di essere stato licenziato per il suo ruolo nel processo di Viareggio. Il 5 giugno dopo un lungo iter davanti al giudice del lavoro la richiesta del reintegro da parte di Antonini è stata respinta.

Verso il processo. Restano 24 le persone attualmente indagate per ingiurie e violenza privata per la contestazione a Moretti. Il pubblico ministero Cardona dovrebbe decidere a breve.