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“Amaro in bocca”, la via del gusto tra genetica e cultura del territorio: premiate due studenti genovesi

Genova. Lo scorso anno i ragazzi delle scuole genovesi avevano analizzato il corredo genetico dell’asparago violetto d’Albenga e del mais Ogm, quest’anno invece si sono dedicati alla studio delle basi genetiche della percezione del gusto amaro, ricavandone alcune interessanti valutazioni sulle abitudini alimentari e sulla loro connessione con profonde differenze in fatto di percezione del gusto.

Anche quest’anno, con il sostegno di Coop Liguria, la professoressa di Scienze (insegnante al Liceo ML King di Genova) e dottoressa in Genetica Beatrice Zanini ha coinvolto infatti 600 studenti di 15 scuole liguri in un progetto didattico di Genetica Molecolare, intitolato “La via del gusto – un percorso tra genetica e cultura del territorio”, offrendo a docenti e studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori l’opportunità – unica in Liguria – di svolgere attività didattiche di laboratorio nel campo delle bioscienze.

In questa “edizione”, è emerso che l“abilità” genetica di sentire l’amaro non sia identica in tutti gli individui: esistono soggetti particolarmente sensibili, denominati “supertasters”, e altri scarsamente sensibili, definiti “nontasters”. Il termine “medium tasters” viene usato invece per gli individui che percepiscono l’amaro in modo moderato. Questa caratteristica influenza grandemente gli individui nella scelta dei cibi, con conseguenze positive o negative. In passato la percezione dell’amaro si è dimostrata una carta vincente permettendo ai supertasters di evitare l’ingestione di cibi amari che, in natura, spesso sono velenosi e anche oggi di norma si associa a un valore positivo di Indice di Massa Corporea (BMI).

Tra febbraio e maggio, circa la metà degli studenti ha proseguito lo studio, recandosi presso il Laboratorio del Centro di Biotecnologie Avanzate dell’Università di Genova, dove, con la tecnica della PCR (Reazione di Polimerizzazione a Catena), hanno amplificato la regione genica comprendente una delle tre mutazioni implicate nella percezione dell’amaro, hanno digerito i frammenti di DNA con un enzima di restrizione e quindi li hanno visualizzati mediante elettroforesi su gel di Agarosio, giungendo a definire il proprio genotipo per quel carattere.

L’analisi completa del gene TAS2R38 è stata poi realizzata presso il Laboratorio di Genetica Molecolare di Trieste diretto dal professor Gasparini, che ha effettuato anche l’elaborazione statistica dei dati provenienti dal campione di studenti.

I risultati finali sono stati comunicati oggi nell’ambito di un convegno a conclusione del progetto, che si è tenuto nell’Aula Magna del Rettorato dell’Università di Genova in Via Balbi 5. Oltre il 40% del campione di studenti che si sono sottoposti al test sono risultati “non taster”, un dato superiore di circa il 10% rispetto al dato medio della popolazione caucasica.

Nell’ambito del progetto , ai ragazzi viene anche offerta l’opportunità di assistere a una serie di lezioni sui temi della ricerca, suggeriti da un concorso europeo molto prestigioso: il “Dna Day Essay Contest”, bandito ogni anno dalla Società Europea di Genetica Umana. 

Grazie anche a queste lezioni, due studentesse genovesi – Claudia Prussia, del liceo classico Andrea D’Oria, e il Wenyi Gaia Shen, del liceo classico Colombo – hanno vinto rispettivamente il primo e il secondo premio dell’edizione 2013 del “Dna Day Essay Contest” 2013, che ha visto la partecipazione di 194 studenti da 20 Paesi europei. Le ragazze sono state invitate a Parigi, l’11 giugno, per ritirare il premio nell’ambito del Convegno Europeo di Genetica Umana alla presenza di oltre 3000 scienziati e Coop Liguria ha deciso di regalare loro il viaggio e il soggiorno, per premiare un impegno e un risultato che danno lustro alla nostra regione.

“Questo progetto – spiega la professoressa Beatrice Zanini – rappresenta in Liguria una proposta innovativa di didattica sperimentale in campo bio-molecolare e genetico e si pone molteplici obiettivi: grazie alle lezioni introduttive all’attività di laboratorio, gli studenti acquisiscono una preparazione specifica in campo biologico, biomolecolare e genetico, spesso al di là di quanto richiesto dai loro corsi di studi; hanno modo di capire come lavorano i ricercatori, assimilando nozioni di base di bioinformatica e provando a effettuare ricerche sugli stessi siti utilizzati dai ricercatori per scambiarsi informazioni ed esperienze; hanno la possibilità di mettere concretamente in pratica quanto appreso, entrando in laboratorio e realizzando in prima persona procedimenti anche complessi; prendono coscienza dei costi della ricerca scientifica e della sua importanza per la vita di tutti i giorni. Tratto peculiare di questa attività è la possibilità, per gli studenti, di uscire dalle classi ed entrare in un laboratorio attrezzato presso il Centro di Biotecnologie Avanzate dell’Università di Genova: un’esperienza per loro altamente formativa e particolarmente apprezzata, proprio perché offre risultati concreti e tangibili nella loro preparazione. Inoltre, si tratta di una proposta didattica che risponde alle esigenze manifestate da molti insegnanti di Scienze – a seguito della recente riforma della scuola secondaria superiore – i quali, non potendo approfondire a scuola gli argomenti teorico-pratici relativi alle Biotecnologie, partecipano all’attività in laboratorio in modo molto collaborativo”.  
“Il progetto proposto dalla professoressa Zanini – spiega il Vice Presidente di Coop Liguria, Mauro Bruzzone – arricchisce e qualifica la proposta didattica di Coop Liguria, che lo sostiene con convinzione perché incrocia due temi su cui la Cooperativa si impegna da sempre: educazione alimentare e valorizzazione dei prodotti del territorio. Inoltre si tratta di un percorso di altissimo livello, capace di fornire ai ragazzi conoscenze di alto profilo, come dimostra l’esito del concorso europeo sul Dna, vinto da due studentesse genovesi. In un momento di crescente difficoltà per la Scuola pubblica, in sofferenza per gli ingenti tagli di risorse con i quali gli istituti scolastici devono fare i conti, è e sarà sempre più importante puntare sulle partnership con soggetti privati impegnati nel campo dell’istruzione, capaci, come Coop, di proporre gratuitamente alle classi progetti didattici di qualità. L’impegno di Coop sull’educazione al consumo consapevole, alla cittadinanza, all’intercultura al fianco della scuola si rinnova ormai da trent’anni e nel tempo si è strutturato, tanto che le cooperative di consumatori oggi sono partner del Ministero dell’Istruzione in importanti progetti didattici”.

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